Addio professor Albertini, uomo di scienza e di amore. Un tributo dai piccoli pazienti che hai salvato con la tua umanità e caparbietà




 

di Cinzia Marchegiani

Roma – Ieri un annuncio che ha sconvolto molte famiglie di bambini seguiti all’IRCCS San Raffaele Pisana di Roma, dove il professor Giorgio Albertini era direttore del dipartimento di riabilitazione pediatrica. Il Comitato genitori IRCCS San Raffaele ha annunciato la tua morte: “A lui va un grazie di cuore per tutto quello che ha fatto per i nostri bambini e soprattutto per ciò che ci ha insegnato. Una grande guida, un grande uomo ma innanzitutto un grande padre per tutti noi genitori. Ci indicava la via e ci seguiva nei nostri passi, crescendo insieme ai nostri figli. Per sempre nei nostri cuori e continua a vegliare sui tuoi gerani“.

Incredibile professor Albertini, ora i giornali parlano di lei, anche con video.

Un vero tributo in suo onore, parlano ora che non c’è più ma non della sua grande battaglia quando c’era necessità di fare informazione. Una battaglia che lei ha capitanato pur stando male, perché era inaccettabile smembrare questo reparto per un cavillo, un reparto orgoglio italiano all’avanguardia di eccellenza medica e umana, il suo gioiello.

Penso ai tanti giornali che hanno moltissimi followers, che marcia in più avrebbero portato alla sua causa e a quelle delle tante famiglie che hanno chiesto un po’ di visibilità per sensibilizzare i lettori, i cittadini che a Roma c’era un medico, un professore che stava lottando assieme a molti genitori contro la burocrazia della Regione Lazio per non far chiudere un reparto di vitale importanza, quello dedicato alla riabilitazione neuromotoria dei disabili, sia chiaro non vitale solo per i piccoli pazienti di questa regione (centro all’avanguardia sperimentale, gestito da un personale unico..quasi una rarità qui in Italia) ma per coloro che venivano da ogni parte dello stivale. Gridi inascoltati, tragedie invisibili allora. Spesso si piangono i morti, ma non si difendono i vivi, e ciò mi ha provocato una grande amarezza, per me che faccio informazione cercando di dare voce alle tante famiglie non solo abbandonate dallo Stato, ma anche da chi dovrebbe fare informazione. Sono consapevole che non è una novità, spesso si fa attenzione a non dare fastidio al politico di turno, o perché seguire con costanza una querelle dibattutissima e accesa, un ginepraio di leggi, manifestazioni, commissioni salute richiede tempo e dovizia. Penso a Brindisitime.it e al duo Tindilo che pur nella lontana Puglia hanno perorato la tua causa sensibilizzati dai genitori che anche lì chiedevano un mano ai canali di informazione. I giornali pugliesi hanno dato risalto ad una battaglia che doveva essere quella di tutti e non solo dei genitori coinvolti.

Ora la tua pagina facebook e quella dedicata al San Raffaele diventano un coro unanime di dolore e addii struggenti ma allo stesso tempo pieni di grande amore e riconoscenza per un uomo che ha sempre messo al centro della sua professione medica il bambino e non la sua cartella clinica.

Unanime è una frase ricorrente che tutti citano a memoria della sua testimonianza lasciata ora in eredità a tanti genitori che nel suo volto hanno visto la scienza e l’umanità: 

“Affermerò per tutta la mia vita, con estrema forza e convinzione, che ogni ragazzo con disabilità fisica o mentale che sia, ha tutto il diritto di raggiungere il massimo delle sue possibilità, perché non esistono risultati impossibili per definizione”.




Mamma Federica scrive: “Mi torna in mente la prima visita,nove anni fa. Con questo scricciolo di bambina siamo entrati nel tuo studio, con la speranza di trovare qualche risposta, scappando da altri reparti ospedalieri. Con un immensa cordialità e amore ci hai ascoltato paziente. Hai visitato la bambina come mai nessuno aveva fatto. E cosi iniziò l’amore. Mentre parlavi e ci spiegavi la disabilita’ della piccola, gli esami da fare, dei progetti per lei, io ti fissavo incredula Incredula di aver trovato un medico cosi bravo e cosi umano. Da quella visita ho messo nelle tue mani la mia piccola,ogni visita con te era un piacere,mi riempivi di complimenti,mi davi quella carica che veramente nessuno riusciva a darmi. Sei andato controcorrente ad alcune prassi mediche e io non posso che esser contenta di averti seguito ad occhi chiusi. Eri il nostro punto di riferimento, per ogni cosa. Ricordo il giorno in cui sono corsa da te,senza appuntamento, in preda al panico perché volevano mettere la peg alla bimba, senza darmi tante motivazioni. Tu mi hai ascoltato, abbiamo discusso insieme i pro e i contro, e dopo il tuo benestare mi sono convinta e ho dato l’ok. Stessa cosa per altri interventi, fatti sempre solo dopo il tuo ok. Ricordo ancora un giorno in cui, mentre eri fuori, un neurologo ebbe la splendida idea di cambiare la terapia neurologica..e ci furono un sacco di squilibri ematici. Appena tornato in Italia, corsi da te, e con le tue mitiche equazioni hai trovato la dose giusta. Dopo qualche settimana, sono venuta da te per le analisi e con un grande sorrisone hai esclamato ‘grande Giorgioooooo” perché eri riuscito a rimettere i valori in ordine. Conservo ancora le tue ultime email. Unico professore ad instaurare un rapporto fraterno con le mamme, ogni tua paziente email si apriva con ‘ciao carissima’. Come farò senza di te, la mia guida“.

Mamma Loredana scrive:Un dolore immenso !!! Grande Professore …..perché ci ha lasciati …..doveva restare con noi in questa vita terrena ….lei ha saputo dare ai nostri figli Amore, fiducia e ha lasciato che le cure ed i ricoveri fossero sempre dei periodi piccoli o lunghi da passare in famiglia fra risate, giochi, feste e tanto Amore. Ogni bambino o ragazzo per lei era un nipotino, un sorriso, un bacio, una carezza per tutti . Al reparto Pediatria del San Raffaele lascerà un vuoto incolmabile !!! Grazie per essere stata vicino alla mia famiglia. Riposi in Pace Professore ad Anna mancherà tanto……non so come farò a dirglielo“.

Roberta ti saluta così:Resterà nel cuore di tutti noi. Abbiamo imparato tantissimo da lui per aiutare a crescere i nostri magnifici ‘gerani’. È vero, non nascono sempre rose; nascono gerani, tulipani, margherite. Ma la bellezza e il valore stanno anche e soprattutto nella differenza. E le esperienze che davvero rendono ricche e degne le nostre vite sono sempre le più difficili, quelle in cui ci vengono richiesti forza, impegno e dedizione. Questo mi ha insegnato il caro Professor Giorgio Albertini, questa è l’eredità che lascia a tutti noi. Il rispetto del valore della vita in quanto tale, e la volontà di superare i ‘limiti’, che spesso vengono proprio da noi stessi. Dovunque tu sia, grazie. Sei stato e resterai il padre di tutta questa immensa famiglia fatta di bambini, ragazzi e genitori , che oggi piange la tua scomparsa“.

Lei è Angela, una sua paziente diventata una ragazza coraggiosa e intraprendente. Chiudo con questa sua testimonianza, perché i suoi pazienti sono il patrimonio umano e scientifico di un uomo che ieri ha lasciato questo mondo terreno, nella consapevolezza che il suo reparto è tornato a seguire e curare quel mondo bellissimo fatto di tanti fiori, perché da nessuna parte c’è scritto che le rose sono il fiore più bello. 

Ho ventinove anni e tu sei stato al mio fianco da quando ne avevo tre. Hai spalancato le braccia alla mia famiglia con gioia e speranza.
Se oggi sono la donna che sono, bella, colta, apprezzata, laureata e aspiro a diventare magistrato, il merito è anche tuo.
Tu ci hai sempre creduto. Prima di me e prima dei miei cari, ci hai creduto tu. Quando anche io non ci credevo più. Mi hai insegnato a guardare quelle 4 ruote non come una difficoltà, ma come un arricchimento. Dicevi sempre che mi amavi per il mio grande cervello, perché non mi sono mai fatta mettere i piedi in testa da nessuno. Sapevo che, crescendo, ti rendevo sempre più orgoglioso di me. Di “quel piccolo progetto di donna” che volevi farmi diventare. Quando la telefonai ululando che “mi sono LAUREATAAAAAA. Prof. CE L’HO FATTA”
Sognavo di telefonarle per ululare “HO VINTO IL CONCORSOOOOOOO!!!”
Purtroppo questo sogno non lo realizzeró mai perché, anche SE passerò il concorso, tu non ci sarai. Come non ci sarà nonno.
Io adesso ti dico solo grazie.
Perché il tuo piccolo progetto di donna, più che progetto, è oggi un prototipo.
Dai una mano a mio nonno e, insieme, proteggetemi.
Come hai sempre protetto i più deboli.
Perché mi hai insegnato che il sorriso è l’arma migliore.

FreedomPress saluta un grande uomo, abbiamo raccontato il suo valore, il suo operato ma anche la sua forza indomita di combattere contro un sistema che guarda i malati come numeri, una sanità che guarda i pazienti rari e disabili come un costo e non un patrimonio.

Lei da ieri ha lasciato un vuoto immenso a coloro che ha sfiorato con la sua anima e la sua bellezza interiore. Lei lascia però la consapevolezza e un’immensa riconoscenza per aver cambiato le loro vite e insegnato, con una mission quotidiana e certosina, che la forza, l’amore e il coraggio sono la leva e il motore che nessuna scienza potrà mai prescrivere con una ricetta.

Che la terra ti sia lieve. Condoglianze alla famiglia e ai suoi colleghi del reparto che con grande impegno ora continueranno questa mission stupenda.

FONDAZIONE “GIORGIO ALBERTINI”. Per affrontare le numerose ed affettuose  indicazioni richieste circa la commemorazione del Professor Albertini, è stata data, per chi volesse contribuire alla costituzione della Fondazione ‘Giorgio Albertini’ degli indirizzi di posta elettronica roberta.pangrazi@sanraffaele.it oppure a gina.bonanni@sanraffaele.it per mantenere in vita la sua memoria e tutto ciò che il professore ha costruito in questi anni.


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