Aggiornamento. Ardea, bambina ricoverata per sepsi meningococcica. Non vi sono motivi di allarme




 

MENINGITE

di Cinzia Marchegiani

Ardea (Roma) –   Arriva l’aggiornamento sul caso di meningite che ha colpito una bambina frequenta l’Istituto comprensivo Ardea 3.

Il Comunicato firmato da Giovanni Venditti, Addetto Stampa AUSL Roma 6 da pochissimo pubblicato informa:

” Il giorno 28 novembre 2016, alle ore 16,15, il Servizio di Igiene e Sanità Pubblica del Distretto 4 (Ardea – Pomezia) ha ricevuto una telefonata da parte della ASL ROMA 1 che comunicava il ricovero di una bambina residente nel Comune di Ardea presso il reparto di Terapia Intensiva del Policlinico Umberto I con Sepsi Meningococcica.

Immediatamente sono scattate le misure di controllo e profilassi nella scuola elementare e nella scuola di danza frequentate dalla bambina e per tutte le persone che potevano essere entrate in contatto con lei.

Alla data odierna, 29 novembre 2016, la bambina appare vigile e le sue condizioni risultano migliorate.

Inoltre, un campione per le analisi è stato inviato all’Istituto Superiore di Sanità e si attendono i risultati nell’arco di poche ore.

La Direzione Aziendale della ASL ROMA 6 rassicura, pertanto, i cittadini che la situazione risulta assolutamente sotto controllo e non vi sono motivi di allarme”.

FreedomPress ha contattato il dott Giovanni Venditti, Addetto Stampa che ha da poco rilasciato il comunicato a cui ha chiesto informazioni riguardo lo stato della vaccinazione della bambina. Per ora questi dati non sono stati resi noti, ma appena si consoceranno nel dettaglio potranno essere resi pubblici.

Il portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica spiega nel dettaglio il patogeno




Neisseria meningitidis (meningococco) alberga nelle alte vie respiratorie (naso e gola), spesso di portatori sani e asintomatici (2-30% della popolazione). La sua presenza non è correlata a un aumento del rischio di meningite o di altre malattie gravi. È stato identificato per la prima volta nel 1887, anche se la malattia era già stata descritta nel 1805 nel corso di un’epidemia a Ginevra. Si trasmette da persona a persona attraverso le secrezioni respiratorie. Il meningococco è un batterio che risente delle variazioni di temperatura e dell’essiccamento.

Dunque, fuori dell’organismo sopravvive solo per pochi minuti.

La principale causa di contagio è rappresentata dai portatori sani del batterio: solo nello 0,5% dei casi la malattia è trasmessa da persone affette dalla malattia. Esistono 13 diversi sierogruppi di meningococco, ma solo sei causano meningite e altre malattie gravi: più frequentemente A, B, C, Y e W135 e molto più raramente in Africa, X. In Italia e in Europa, i sierogruppi B e C sono i più frequenti. I sintomi non sono diversi da quelli delle altre meningiti batteriche, ma nel 10-20% dei casi la malattia è rapida e acuta, con un decorso fulminante che può portare al decesso in poche ore anche in presenza di una terapia adeguata. I malati di meningite o altre forme gravi sono considerati contagiosi per circa 24 ore dall’inizio della terapia antibiotica specifica.

La contagiosità è comunque bassa, e i casi secondari sono rari.

Il meningococco può tuttavia dare origine a focolai epidemici. Per limitare il rischio di casi secondari, è importante che i contatti stretti dei malati effettuino una profilassi con antibiotici. Nella valutazione di contatto stretto (che deve essere fatta caso per caso) vengono tenuti in considerazione:

  1. I conviventi considerando anche l’ambiente di studio (la stessa classe) o di lavoro (la stessa stanza)
  2. Chi ha dormito o mangiato spesso nella stessa casa del malato
  3. Le persone che nei sette giorni precedenti l’esordio hanno avuto contatti con la sua saliva (attraverso baci, stoviglie, spazzolini da denti, giocattoli)
  4. I sanitari che sono stati direttamente esposti alle secrezioni respiratorie del paziente (per esempio durante manovre di intubazione o respirazione bocca a bocca).

La sorveglianza dei contatti è importante per identificare chi dovesse presentare febbre, in modo da diagnosticare e trattare rapidamente eventuali ulteriori casi. Questa sorveglianza è prevista per 10 giorni dall’esordio dei sintomi del paziente. Il periodo di incubazione è generalmente 3-4 giorni (da 2 fino a 10 giorni). Inoltre, bisogna considerare che il meningococco può causare sepsi meningococcica (un quadro clinico, talvolta molto severo, per la presenza del meningococco nel sangue con febbre alta, ipotensione, petecchie, insufficienza da parte di uno o più organi fino anche ad un esito fatale) che può presentarsi da solo o coesistere con le manifestazioni cliniche della meningite.


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