Allarme sanità UCRI. Il caso di un decesso e aggravamenti condizioni cliniche di malati. Diffidata la Regione Lazio




 

UCRI

di Cinzia Marchegiani

Roma / Ospedale San Camillo – Era il 3 dicembre 2015, quasi un anno fa, quando veniva pubblicato dall’ufficio stampa della Regione Lazio l’apertura di un nuovo reparto di terapia intensiva con 20 posti letto con cui si rafforzava una struttura ad alta intensità fondamentale nella sanità di Roma: “ 3,8 milioni per migliorare il San Camillo.Tanti interventi anche per questo ospedale di Roma che si arricchisce con nuovi servizi più efficienti e vicini alle persone. In particolare, oltre ai lavori per migliorare il pronto soccorso la Regione ha sostenuto anche l’apertura del nuovo reparto di terapia intensiva, con 20 posti letto. Si colma così un vuoto storico e si rafforza una struttura ad alta intensità fondamentale nella sanità di Roma“.

Dopo un anno questo reparto entra nell’occhio del ciclone di una diffida arrivata al presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. “La situazione dell’Unità di Cure Residenziali Intensive sta rapidamente precipitando. Ad oggi si conta un decesso e aggravamenti delle condizioni cliniche di alcuni pazienti”, questa è la fotografia scattata dall’onorevole Santori.

UCRI, PAZIENTI CON ESITI GRAVI DI CEREBROLESIONI  ACQUISITE, STATO VEGETATIVI, IN GRAVE DIFFICOLTÀ’

La situazione dell’Unità di Cure Residenziali Intensive, Ucri,  che accoglie al San Camillo dieci pazienti con esiti di gravi cerebrolesioni acquisite, in stato vegetativo e di minima coscienza, negli ultimi mesi sta rapidamente precipitando a causa di decisioni gestionali e organizzative che potrebbero aver rotto degli equilibri già precari. Ad oggi si conta un decesso e aggravamenti delle condizioni cliniche di alcuni pazienti” lo dichiara in una nota Fabrizio Santori, consigliere regionale del Lazio di Fratelli d’Italia.




L’onorevole Santori spiega l’accaduto e avvisa: “Nonostante l’importante collocazione presso un Padiglione del San Camillo, dopo la chiusura dell’Ospedale Forlanini, non sono state mai sanate né risolte molte annose criticità che hanno finito con il mettere a repentaglio peculiarità fondamentali del reparto. Dopo il pensionamento dello storico Responsabile di Reparto, mai adeguatamente sostituito, l’unica figura medica con formazione ed esperienza specifiche nel settore è stata messa in condizioni di interrompere la prestazione della propria attività e nel reparto si sono immediatamente creati disservizi e confusione. A seguire l’assistenza medica è stata di volta in volta affidata a figure, valide ed efficienti nei propri settori, ma prive di esperienze e competenze specifiche sulla tipologia dei pazienti. Il Comitato Ridivita, costituito dai familiari e dagli amministratori di sostegno dei pazienti, ha diffidato sia la Regione Lazio che i vertici del San Camillo senza ottenere adeguate risposte e purtroppo anche questo silenzio ha messo ulteriormente a rischio l’incolumità e il diritto alle cure degli ammalati. Non permetteremo che l’UCRI, istituita con ambizione di rappresentare un’eccellenza nella sanità del Lazio, venga destinata a trasformarsi in una realtà amorfa. Per questi motivi ho chiesto l’urgente convocazione della commissione Salute per fare chiarezza su alcune dinamiche di assunzione e destinazione del personale governate da logiche fumose e di dubbia interpretazione ma soprattutto per chiedere al presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, destinatario della diffida dei familiari, di intervenire tempestivamente al fine di tutelare, al fianco dei familiari, i sacrosanti diritti di questi fragili pazienti senza voce” conclude Santori.

Allora il Presidente Zingaretti, si legge sul sito della regione Lazio aveva esclamato (3.12.2015): “Stiamo chiudendo la parentesi nera del commissariamento che ha aperto la fase drammatica dei tagli per rimediare ai due miliardi di disavanzo annui che pensavano sul bilancio sanitario regionale. Ciò ha comportato la rinuncia a 8.000 unità di personale, l’esternalizzazione di servizi strategici e un precariato inaccettabile“.


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