AMORICIDIO: LA FORZA DI RIBELLARSI




 

amoricidio

Marx diceva: “E’ dal rapporto dell’uomo con la donna che si giudica il grado di civiltà“. Con gli ultimi e direi recidivanti fatti di cronaca che hanno colpito l’Italia, giudicate Voi il nostro grado di civiltà.

Sara 22 anni a Roma strangolata e data alle fiamme dal suo ex compagno guardia giurata.

Federica 29 anni a Taranto picchiata e strangolata dal marito medico (processato nel 2014 per reati sessuali)  che a sua volta ha ucciso con un colpo di pistola alla nuca il loro figlioletto di neanche 4 anni, prima di suicidarsi. Scelta quest’ultima che poteva attuare ancor prima  di picchiare ed uccidere la moglie…  scusate parla il mio lato umano.

Michela 29 anni in provincia di Pordenone morta per 4 colpi di pistola sparati dall’ex fidanzato.

Alessandra 46 anni di Pastrengo pugnalata a morte dall’ex convivente un barista.

Gli ultimi tre casi sono avvenuti in meno di 48 ore, tutte le coppie si erano separate od erano in procinto di farlo.

Dall’inizio del 2016 solo in Italia  ci sono stati 58 casi di cosìdetto “femminicidio”, per non parlare delle centinaia di vittime degli anni passati che purtroppo si sommano alle migliaia di donne morte per mano di partner in tutto il mondo. 

Ma che sta succedendo? E’ un epidemia? Gente che non riesce a gestire l’abbandono, la gelosia patologica che ti porta a “sentire” la partner o il partner  “non” come una persona, ma come un oggetto di proprietà, pensieri deliranti tipo “O con me o con nessun altro!”,  che poi troppo spesso si trasformano in azioni omicidiarie.  Questo “morbo” sembra colpisca uomini insospettabili. La casistica ci parla di liberi professionisti, stimati padri di famiglia, lavoratori eccellenti, tanto da indurre a pensare “Resto single per legittima difesa!”

Pur non generalizzando, è necessario capire cosa succede nella mente e nella testa di questi individui…che decidono di annullare fisicamente la loro donna e con qualsiasi stratagemma.

I casi sono tanti…purtroppo. Un grave scompenso psichico qualche secondo prima di avventarsi sulla vittima, il carnefice si giustifica con frasi ormai un cliché: “non l’ho fatto apposta! non volevo farlo, ho perso la testa per un attimo“, (giusto il tempo di massacrare). Poi invece ci sono uomini che lo premeditano, irretendo la vittima con frasi tipo “incontriamoci un ultima volta per chiarire definitivamente, poi giuro sparisco per sempre dalla tua vita“… (perché anche lei sparirà dalla sua).




Ad ognuno di loro se possibile verrà data una diagnosi. C’è il “Vizio parziale di mente”  come è accaduto all’uomo che ha ucciso la moglie ed i loro due bambini di 5 anni e 20 mesi per poi andare al pub con amici a vedere la partita, poiché si era invaghito ma non ricambiato di una sua collega di lavoro. Altre svariate diagnosi possono definire il soggetto omicida, come quello sofferente di sindrome dell’abbandono, o ancora  disturbo dell’attaccamento, depressione, disturbi di personalità quali, personalità dipendente, ossessiva-paranoica, passiva-aggressiva, borderline, o ancora ideazione al suicidio, sociopatia  e via dicendo.

COSA FARE PER PREVENIRE?

Quelli sopra elencati sono tutti disturbi esistenti e scientificamente verificati che possono colpire chiunque,  senza distinzione di sesso o razza. Allora  considerato che questi morbi di gelosia cieca, di possessività asfissiante esistono, sono conclamati e degenerano in psicopatologie… prendete coscienza e consapevolezza che non avete più a che fare con un partner, ma con un caso clinico che possibilmente va curato. Ci sono  ottimi professionisti e centri specializzati, se i vostri partner che di indole o caratterialmente sono così..manifestando  gelosie assurde  anche nei rapporti che avete  con la vostra famiglia o con amiche/ci cari o con il cane o il gatto e sono anche morbosi, hanno ipercontrollo che spesso sfocia in episodi di stalkeraggio e sono  aggressivi sia verbalmente che fisicamente, lasciateli! Questi non sono segnali, sono sirene da coprifuoco!

QUANDO LA VITTIMA DEVE SCAPPARE A GAMBE LEVATE

Se non si fanno curare bene (la riuscita non è sempre certa, ma dipende dal singolo caso) non c’è via di uscita, il cambiamento di cui parlano e promettono è solo una presa in giro.

Ed è qui che mi oppongo anche alla frase “Tra moglie e marito non mettere il dito”. Infatti quando è necessario bisogna mettere un intera mano! L’intervento opportuno di terzi che sappiano tutte le dinamiche in corso è necessaria, la vittima non si deve solo “confidare”, si deve sentire protetta come un presidente con la scorta, a meno che la persona non diventi a sua volta vittima di se stessa, ossia innesca un meccanismo di lasciare e prendere, di fare denunce e poi ritirarle, addirittura di rivoltarsi contro le stesse forze dell’ordine che lei stessa può aver chiamato. Vi posso assicurare che purtroppo succede anche questo, per paura o per cercare di preservare inutilmente un rapporto malato, con frasi tipo “in fondo è sempre mio marito, è il padre dei miei figli io lo amo lo stesso”, non rendendoci realmente conto invece che proprio i figli saranno traumatizzati e pagheranno a vita le scelte non fatte.

Nessun legame o rapporto può cambiare e curare una patologia in atto. C’è un carnefice fin quando c’è una vittima, quindi ribadisco occorre prendere coscienza e cercare di ribellarsi. Consiglio sempre di essere responsabili, anche di fronte ad un amore immenso (ma deviante), per il bene dei figli, dei vostri cari, liberatevi dai sensi di colpa,  pensate che non siete sole, che l’unione fa la forza sempre e che nel mondo si può sempre scegliere un’altra vita, un altro amore. Aspettare, indugiare, essere pazienti, non cambia il destino del rapporto, questo è un amore criminale, dove la vittima alimenta con la sua ingerenza la crescita folle e senza misura del controllo del suo aguzzino.

Mai Bukowski fu così profetico dicendo “A perdere la testa in amore si deve essere in due..altrimenti è una esecuzione“. 

 

di Maria Elena Masciello

    Giurista-criminologa


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