GERMANIA DELL’ORRORE: SOTTO I RIFLETTORI DELLA GIUSTIZIA, IL MOSTRO DI POTSDAM




 

potsdamLa Germania stamattina si è svegliata al brutale ricordo che ha scioccato l’intero paese lo scorso anno. Presso la Corte di Potsdam District, città vicino a Berlino, il processo alla guardia giurata accusata di abusi sessuali  e uccisione di due bambini (uno profugo bosniaco e uno tedesco rispettivamente di 4 e 6 anni,)  ha riaperto ferite strazianti.

La tensione stamattina al processo era altissima, hanno partecipato moltissime persone, ma è aumentata soprattutto quando si è presentata la famiglia del piccolo Mohamed che era venuta in Germania nel 2014 per richiedere asilo. Partite le perquisizioni della polizia su molte persone presenti, c’era molta preoccupazione, lo stesso giudice ha chiesto di non insultare il processato, che nel frattempo si copriva il volto con una cartellina.

IL FATTO. Una guardia giurata di 33 anni nel mese di ottobre del 2015, senza precedenti penali, era stata arrestata per abusi sessuali e per aver ucciso due piccoli bambini di nazionalità diversa.  Questa macabra scoperta tra l’altro aveva sollecitato anche molte critiche in merito alle dinamiche con cui i profughi vengono registrati al dipartimento di Stato della Salute e del Welfare.

L’imputato aveva chiesto che il processo avvenisse a porte chiuse per poter difendere la sua privacy, ma la corte ha stabilito che l’accusa viene letta pubblicamente e il processo si svolge davanti al pubblico.




Al processo i legali leggendo l’atto d’accusa sarebbe entrato nei particolari descrivendo come la guarda giurata avrebbe rapito i due ragazzi e poi ucciso. Il rapimento del bambino bosniaco sarebbe avvenuto il 1° ottobre 2015 fuori  all’Ufficio di Stato della Salute e del Welfare (LAGeSo) in Moabit a nord di Berlino. L’uomo lo avrebbe violentato, e poi quando ha iniziato a piangere lo avrebbe strozzato stringendogli la  cintura attorno al collo. Il piccolo era stato poi trovato all’interno della sua macchina. Stessa dinamica per un bambino tedesco di 6 anni, l’8 luglio 2015 Elias era andato al parco giochi di fronte l’appartamento nel quartiere di Potsdam Schlaatz. Qui fu rapito, violentato e poi sepolto in un terreno. 

La storia di crimini e orrore ha riacceso le forti polemiche dovute all’incapacità percepita della struttura di accoglienza profughi nel registrare e ospitare adeguatamente migranti in arrivo da terre in guerra. La registrazione presso il LAGeSo avverrebbe in due fasi. Il primo giorno si prendono le impronte digitali, fotografia e il nome, data di nascita, l’origine e la lingua si svolgono. Il giorno seguente il migrante viene esaminato medicalmente  e poi potrà ricevere i benefici.

La stessa Amnesty International (http://www.freedompress.cc/immigrazione-crimini-dodio-la-germania-al-centro-unindagine/) aveva accusato la Germania di con una pesante denuncia solo pochi giorni fa, il 9 giugno 2016,  pubblicando un rapporto  che faceva emergere il mancato contrasto del profondo aumento dei crimini d’odio in tutta la nazionecompresi gli attacchi ai centri per richiedenti asilo, che chiede necessario rafforzare urgentemente le misure di protezione e avviare un’indagine indipendente sul possibile pregiudizio all’interno delle forze di polizia.

Uno squarcio l’orrore perpetrato a danno di piccoli bambini, fragili e indifesi in questa società che semina terrore e orrore ormai invisibile e spesso impunito.

 

di Cinzia Marchegiani

Foto Potsdam


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