GLI ARISTORAGGI. Romeo o Roma: “il dubbio amletico.” (Hashtag) #namostè




 

di Daniel Prosperi

Sembra un film scritto e diretto da Woody Allen, altro che Wes Anderson, passando un po’ per il Wes Craven di “Le colline hanno gli occhi”, però non nel senso orrorifico ma di spionaggio mediatico.

Un titolo?Roma brucia, ma è assicurata” Roma 2017. Chissà cosa scriveranno sui libri di Storia. Ma senza necessariamente pensare alla figura che faremo tra un secolo, dobbiamo scriverlo noi questo eterno negativo presente e tentare di apprendere i lati positivi, di scriverli in grassetto. Il Montecchi di turno, stavolta, non è il cavallo bianco dell’ultimo governo eletto dai cittadini, anzi il Cavaliere bianco, bensì uno sconosciuto alle masse. Tanti emulatori dopo le Olgettine, le Letterine, le Passerine. E stavolta l’originalità fa da sovrana. Una polizza. Due polizze. Tre polizze. Come pecore che contiamo prima di andare a dormire.

Scusate per il doppio senso. Il problema principalmente politico è: a quanti ha “pistato” i piedi ‘sta cristiana, al punto da averla trovata pubblicamente esposta su “Libero” che ha offeso l’universo femminile e non sulla base di una caratteristica soggettiva di differenziazione, al punto di doversi giustificare continuamente anche con se stessa?

Romeo o Roma, “il dubbio amletico”. Con “karma” dovremmo capire cosa sta accadendo, eppure niente. C’è qualcosa dietro. Chi sta tramando cosa? È Roma in realtà che porta con sé una maledizione, un anatema, rimarcato ne “La Grande Bellezza”? È Roma che non esce dal coma? Spostiamo la Capitale a Torino, dicono. Almeno c’è l’Appendino.

No, non c’entra nulla. Forse spostarla non sarebbe un’idea malsana, quanto provocatoria. Perché Roma è distrutta. Per ricostruirla, è il caso di spostarsi, in attesa che avvenga questo rinascimento decantato, attendere che gli addetti la ricostruiscano. E gli addetti sono gli stessi cittadini. Come i terremotati, costretti a spostarsi per sopravvivere, in attesa della ricostruzione. Altro che stadio, altro che grattacieli, “altro che l’America” parafrasando i Negrita.

Paragoni azzardati di mentalità comuni e complementari tra loro. È un Paese strano l’Italia che non avrebbe il dannato bisogno di avere problemi, però ne creiamo sempre, masochisti volontari con poche verità. Dove l’ipocrisia regna sovrana, al grido di Onestà, ci si arena su spiagge già battute da altri prima di noi che di onesto avevano solo la camicia che portavano perché l’avevano pagata. Poi, d’accordo l’onestà, ma quella intellettuale. Prima che economica. Non viene mai spiegata da nessuno.




L’onestà intellettuale è la capacità di un essere umano nell’ammettere, con umiltà e sincerità, le proprie consapevolezze ma soprattutto i propri limiti, senza sentirsi Dèi scesi in terra. Che già ne abbiamo troppi tra magistratura, politica e Vaticano. E ce ne fosse uno veramente bravo, veramente da poterlo quantomeno paragonare ad una persona divina.

Tutte, inesorabilmente, pippe.

Alcuni, peggio, pippe amministrative. Talvolta un titolo di studio non descrive perfettamente le capacità di una persona, ma le raddoppia. Solo che quando le capacità tendono allo zero, ogni numero moltiplicato, darà zero. Quindi le annulla. Guardate ad esempio, i professoroni della Commissione Europea, poi fate come Marzullo: fatevi una domanda e datevi una risposta. È come se nella Capitale ci sia un modus operandi che non si sia mai bloccato, nemmeno con la parentesi onesta di Marino né tantomeno con questi primi 8 mesi della Raggi. Ma semplicemente, con il beneficio del dubbio che si lascia – e un beneficiario da 30.000 euro – domando: È COSÌ DIFFICILE SCEGLIERE LE PERSONE VALIDE E GIUSTE?

Nonostante tutto, Virginia Raggi merita di essere difesa. Lo merita prima come donna, con la pacatezza e gli artigli di un docile gattino. Poi come donna politica che ha avuto il coraggio di prendere una “patata bollente” come Roma. Infine, come Sindaca, Amministratrice della città più bella ed importante del pianeta e rappresentante di un sogno romano fatto di umane sensazioni popolane e voglia di riscattarsi dopo anni di assuefazione al completo abbandono, se non per pochi miracolati in Atac e in Ama. Nessuno ha sottolineato, cosa importantissima è passata inosservata sull’azione politica della Giunta capitolina, che i lavori verranno d’ora in poi affidati come prevede la Legge: GARA AD EVIDENZA PUBBLICA!

Questa altisonante dicitura è difficile rintracciarla nelle delibere degli ultimi 15 anni, nella stragrande maggioranza degli enti locali di tutta Italia. Tutti i lavori fatti in emergenza hanno portato beneficio a quegli altri pochi “miracolati” dei contattati con indagine di mercato per lavori in somma urgenza. Forse è proprio questo che ha di fatto reso antipatica la Sindaca, oltre le riconosciute e scritte sopra, mancanze dei mesi precedenti.

“Sì, d’accordo ma poi?” Poi tutto il resto, quello che è rimasto che sono solo briciole, è voglia. Non esiste alternativa alla volontà umana per poter fare. Ridiamoci su, va, con “Romeo er meglio der Colosseo“, ricordando come “GLI ARISTORAGGI” non sia soltanto un film di animazione o un remake di Woody Allen, ma è la VITA REALE di questo periodo. Dove la gente continua a morire di freddo in mezzo alla strada, va ai mercati generali a cercare gli scarti di frutta e verdura, viene sfrattata per morosità dalle case del Comune per metterci dentro i soliti bangladini, muore sotto palazzi che crollano e se non muore, dorme in roulotte (guardasi il palazzo a Ponte Milvio) come i terremotati. Poi ci dicono di boicottare Sanremo per aiutarli.

O vanno a febbraio, tipo quel Vice Presidente della Camera, quando l’emergenza neve è finita, a regalare una turbina.

Lo stesso che continua a prendere le distanze da Virginia Raggi, mentre non sa nemmeno leggere. Italia, questa sconosciuta… Anzi, l’Italia esiste ma a sua insaputa!

F.to Emanuela


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