La satira di Charlie Hebdo sui terremotati italiani: polemiche e accuse sul web




 

terremoto

di Raffaele Menniti

“Je suis Charlie Hebdo”? No, oggi nessuno è più “Charlie Hebdo”. La solidarietà dopo gli attentati che hanno colpito la redazione della rivista satirica nel gennaio 2015 ha lasciato il posto all’indignazione.

A volte i confini sono facili da superare. Quelle cosiddette “border line” che delimitano e circoscrivono il nostro raggio d’azione, sono brevi, sottili e labili.  A “Charlie Hebdo”, rivista satirica francese è bastata una vignetta per vedersi puntati addosso, di nuovo, gli occhi di tutto il mondo, Italia soprattutto.

La rivista, infatti,  ha voluto ricordare, a modo suo, il terremoto che ha devastato il centro Italia.

Alle ore 3:36 dello scorso 24 agosto, un terremoto con epicentro lungo la Valle del Tronto, che ha devastato e annientato i comuni di Accumoli, Amatrice e Arquata del Tronto, ha provocato circa 300 morti, tra cui anche alcuni stranieri in vacanza.

Nemmeno il tempo di ultimare i funerali solenni delle vittime e già scoppiano le polemiche sul web. “Deplorevole, osceno, che satira è? “: sono questi i commenti all’indomani della vignetta shock pubblicata sul nuovo numero di Charlie Hebdo.




La vignetta shock.   Giornali, tv e social, la notizia in un attimo fa il giro del mondo. La vignetta uscita sull’ ultimo numero di Charlie Hebdo ritrae la scritta “Sisma all’ Italiana. Penne al sugo di pomodoro, penne gratinate e lasagne.”: un’immagine, cupa e raccapricciante, vede confrontarsi, simbolicamente, le persone sepolte sotto le macerie a delle lasagne “umane”. Un quadro degno di “Hannibal” che non è passato indifferente.

Il web insorge. Poche ore dopo la pubblicazione della vignetta, il mondo del web ha voluto esprimere la propria opinione sull’ immagine che colpisce, come un pugnale in una ferita già aperta nel 2011, l’Italia. Dai politici, alle “persone comuni” la risposta è quasi uguale: “ignobile”.

Enrico Mentana ha scritto su Facebook “Charlie Hebdo, è questo! Quando dicevate “Je suis Charlie” solidarizzavate con chi ha sempre fatto queste vignette, dissacrando tutto e tutti…!” Su Twitter invece, una utente scrive: “Non è normale che i Francesi, colpiti più volte per mano dell’uomo facciamo satira su noi, colpiti dalla forza della natura”. Giorgia Meloni sempre su Twitter esprime la sua indignazione scrivendo “Non fa ridere, non è sagace, è solo brutta. Si vede che l’ha fatta un cretino”. Giovanni Toti invece twitta “vignetta imbecille e disgustosa! La satira dovrebbe far sorridere e riflettere…!”

L’ironia e la satira non possono, con una caduta di stile, far dimenticare e perdere la loro funzione moralizzatrice e fondamentale per la crescita di ognuno. Il confine tra “Je suis Charlie” e “Je ne suis Charlie” è labile, per gli italiani. Cosi come è labile il confine tra libertà di parola e “Humor nero”, tra libertà di espressione e offesa gratuita a chi soffre e piange il dolore dei propri cari, che facilmente è stato superato.


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