LA STORIA/ Agostino, la dignità del clochard la notte di Natale




 

di Mario Amitrano

 

Napoli – E’ la sera di Natale. Pranzo, regali e struffoli. Le tombolate, il cinema, il vestito nuovo. Eppure, al di là di tutto questo, c’è un’umanità sommersa, nascosta ma mica tanto, silenziosa, umile. Sono i poveri, quelli veri, quelli che non hanno niente e forse neppure nessuno. In giro per Napoli ce ne sono tanti, basta cercarli, se si vuole. Sotto i portici della Galleria Principe di Napoli, ad esempio. Timidi, riservati, non urlano, non danno fastidio, fanno tenerezza. Eccone uno. E’ seduto a terra, un cartone come pavimento, una coperta lurida a riscaldargli i piedi. Un pugno nello stomaco. Dice di chiamarsi Agostino. E’ algerino e quando dice che ha 48 anni sembra che scherzi, tanti che ne dimostra in più. Sta mangiando da una vaschetta di plastica. Polpette al sugo. Accetta con un grande sorriso la busta con una fetta di panettone. Poi, timidamente, indica il cumulo di stracci accanto a lui. Lì sotto c’è la compagna. Sta dormendo. Agostino chiede la busta anche per lei, che è così nascosta che non ci si accorge della sua presenza. E’ felice. Chissà, forse quando si sveglierà sarà il regalo di Natale di Agostino. A pochi metri di distanza è festa. Qualche locale aperto, i soliti parcheggiatori abusivi, gli addobbi, i colori. Per fortuna ci sono tante associazioni di volontariato, c’è la Caritas, le mense per i poveri, i semplici cittadini che portano sorrisi e carezze. Ciao, Agostino. Il giro prosegue. Piazza Garibaldi. Altra gente, altre storie, altre facce. Tutti, però, bisognosi e pronti a tutto pur di conquistare una sola, semplice fetta di panettone.


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