L’Impeachment… del “Cambiamento climatico”. Il business delle multinazionali e il gioco della politica




 

Inchieste Freedom

di Mario Galli e Cinzia Marchegiani

Donald Trump, presidente degli Stati Uniti d’America, ha deciso di uscire dal Trattato di Parigi sul clima.

Ma di che cosa si parla quando ci si riferisce al Trattato di Parigi?

Si tratta di uno di più importanti trattati degli ultimi anni che doveva contrastare il cambiamento climatico e ridurre le emissioni di anidride carbonica. Cioè questa è la versione ufficiale anche se da sempre molti scienziati continuano a sottolineare il grande inganno, quello di confondere il grave problema dell’inquinamento con i cambiamenti climatici.

Dalle pagine de’ Il giornale possiamo leggere le parole dell’illustre scienziato italiano Antonino Zichichi che afferma:

“Le attività che producono inquinamento debbono essere combattute con rigore; non legandole alle variazioni climatiche, in quanto il legame è lungi dal poter essere stabilito. Chi inquina deve essere punito non perché produce cambiamenti climatici, ma perché commette un delitto contro la buona salute di tutti gli abitanti della terra”.

Il fisico Zichichi afferma inoltre che:

È difficile attribuire alle attività umane effetti tali da produrre variazioni climatiche. E infatti su Marte la Nasa registra variazioni climatiche senza che ci sia alcuna attività umana”.

Insomma molti scienziati del mondo non sono affatto d’accordo con le tesi del riscaldamento globale. Un altro nome italiano è Carlo Rubbia che senza termini spiega la grande menzogna.

Purtroppo, al giorno d’oggi, viviamo di interventi dettati dall’emergenza: emergenza rifiuti, emergenza sanitaria, emergenza terremoto, emergenza ambientale. Non esistono politiche di prevenzione e forse è giusto e lecito domandarsi il perché.

La prevenzione implica decisioni unanimi o, quantomeno, concordate. Richiedono tempo, pazienza. Il business non ha tempo da perdere. Per il business il tempo è denaro e quindi è meglio agire in preda all’emergenza, magari creata ad arte?

Si preferisce stanziare centinaia di milioni di dollari per salvare il pianeta da un pericolo sul quale non è unanime la comunità scientifica. Mentre non si parla più della fame e della povertà di milioni di esseri umani. Strano vero?

La fame nel mondo, per esempio, può essere utile a creare una delle giustificazioni all’emergenza migranti (altra emergenza ndr) che a sua volta genera, come sappiamo un altro business ancora.

RICAPITOLANDO. Trump si trova a capo di una nazione che è tra le più indebitate con la Cina, ovvero in Cina risiedono la maggior parte dei detentori di azioni di titoli di debito statunitensi. Mentre la Cina cresce industrialmente a ritmi spaventosamente alti, gli Stati Uniti devono cercare di uscire da un periodo di crisi economica ed industriale profonda. Vi invito a rileggere alcuni articoli sulle elezioni americane.

Vero è che accordi come quello di Parigi, in cui quasi 200 paesi si sono impegnati a contrastare le emissioni di anidride carbonica, sta stretto ad un paese come gli USA il cui motto elettorale dell’attuale presidente è stato “Make America great again”.

Trump, nella sua decisione di uscire dall’accordo di Parigi, ha ricordato di non confondere i cambiamenti climatici, che ci sono sempre stati, con l’inquinamento. Ma allora perché anche la televisione nostrana, in questi giorni, sta proponendo programmi televisivi, documentari, pubblicità progresso incentrate tutte, guarda caso, sul raccontarci la storiella dei cambiamenti climatici?

10 MULTINAZIONALI DEL CIBO CHIEDONO AI LEADER MONDIALI DI AGIRE SUBITO

Siamo certi che tutte le multinazionali siano svincolate dal business del cambiaemnto climatico? Ad ottobre 2015 , si legge, mentre si avvicina la data della Conferenza delle parti Unfccc di Parigi, i chief executive officers di 10 multinazionali del cibo –  Mars, Incorporated, General Mills, Unilever, Kellogg Company, Nestlé Usa, New Belgium Brewing, Ben & Jerry, Clif Bar, Stonyfield Farm e Dannon (Danone) Usa – si sono incontrati e poi hanno scritto tutti insieme una lettera ai leader statunitensi e mondiali, impegnandosi ad accelerare l’azione di business sul cambiamento climatico e sollecitando i governi a fare lo stesso per arrivare ad approvare un “robusto” accordo internazionale sul clima a dicembre.

Queste multinazionali potrebbero finanziare campagne pubblicitarie, oppure potrebbero comprare pagine e pagine di giornali. Magari potrebbero sovvenzionare partiti politici ed anche comprare spazi televisivi. Perché? Perché hanno a cuore il futuro del mondo, la prima risposta che il lettore potrebbe dare.




Ma se invece pensate che a società private corrispondano profitti privati, la risposta potrebbe essere alquanto logica.

Un profitto di centinaia di milioni non può sottostare alle fantasie di madre natura. Madre natura è imprevedibile: oggi fa grandinare e l’anno prossimo può darmi siccità.

E siccome con il mio profitto non posso controllare madre natura, devo orientarmi a controllare quel che posso. Allora finanzio politiche di “contrasto ai cambiamenti climatici”. Poi le definisco “un buon accordo, adeguatamente finanziato, che possa influenzare un reale cambiamento?”. “Adeguatamente finanziato” significa “interventi pubblici” (leggetevi la lista, ad esempio, di quelli messi in campo dall’Italia nel 2008). Quindi doppio profitto per le multinazionali e doppia spesa per i contribuenti.

CAMBIAMENTO CLIMATICO, IL BUSINESS DEI PESTICIDI NEANCHE SFIORATO

Cambiamento climatico, il business che guarda caso non tocca né pesticidi, diserbanti, concimi chimici e né ogm, stranamente non vengono limitati o penalizzati; fintanto che l’aria resta sempre più avvelenata dallo smog delle grandi città; mentre il cibo è sempre più avvelenato da antibiotici e altri medicinali; i cambiamenti climatici sono e resteranno il vero business di questo secolo.

Un bel controsenso e allora chiediamoci chi c’è dietro il business del “Cambiamento climatico” tanto che le aziende e i colossi industriali per sottostare alle condizioni energetiche stilate dai trattati, vanno direttamente in Cina, lì si può inquinare con la buona pace dei tanti che poi, mentre si riempono la bocca di tante belle frasi ad impatto, fanno entrare nelle proprie nazioni, il made in China.

NON SOLO SCIENZIATI ITALIANI. PATRICK MOORE, EX PRESIDENTE GREENPEACE CANADA REDIGE DOCUMENTO AL PRESIDENTE DELLA CASA BIANCA (BARAK OBAMA CHE NON NE TERRÀ CONTO)

La morale dell’UE è una facciata a molte maschere, e il business della Green Economy ha visto il mercato fiorente proprio da quando i potenti del mondo hanno abbracciato tesi non unanimi che però hanno condizionato il mondo economico, sociale e anche politico perché va sempre ricordato che non tutti gli scienziati confermano che i cambiamenti climatici sono condizionati dal fattore antropico.

Più che cambiamenti climatici si può parlare di cambiamenti geopolitici? Una bella domanda se si considera che lo stesso Patrik Moore, primo cofondatore di Greenpeace, dopo lunghi anni in questa organizzazione, ben nove come come presidente di Greenpeace Canada e sette anni come direttore di Greenpeace International ha deciso di dimettersi essendo venuti meno gli obiettivi comuni che mettevano al primo posto la bussola morale. Sarà proprio Moore infatti in una audizione al Senato Ambiente nel 25 febbraio 2014 a presentare un documento al Presidente della casa Bianca. allora Barak Obama, e ai membri del Pubblic Work Committe “Adeguamento delle risorse naturali: Proteggere gli ecosistemi e le economieespone dettagliatamente come non vi sia alcuna prova scientifica che le emissioni umane di anidride carbonica (CO2) siano la causa dominante del riscaldamento minore della atmosfera terrestre negli  ultimi 100 anni. Nella stessa audizione Moore analizzava le affermazioni del IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) che asserivano che: “È estremamente probabile che l’influenza umana è stata la causa dominante del riscaldamento osservato dalla metà del 20 ° secolo”.

Moore spiegava infatti che il termine ‘Estremamente probabile’ non è un termine scientifico, ma piuttosto un giudizio, come in un tribunale di diritto e va oltre: ”L’IPCC definisce ‘estremamente probabile’ come una ‘probabilità 95­100%’. Ma su ulteriore esame è evidente che questi numeri non sono il risultato di un calcolo matematico o analisi statistica. Essi sono stati ‘inventati’ come un costrutto all’interno del rapporto IPCC per esprimere ‘giudizio di esperti’, come determinato dai contributori dell’IPCC. Questi giudizi si basano, quasi interamente, sui risultati di modelli informatici più sofisticati per prevedere il futuro del clima globale.

Moore di fatto faceva presente quello che molti altri osservatori, tra cui il Dr. Freeman Dyson dell’Institute for Advanced Studies di Princeton, confermano e cioè che un modello al computer non è una sfera di cristallo. In questo documento Moore dimostra la fallacia di ‘estrema certezza’ riportando il record storico. Infatti Moore spiega:

“Quando la vita moderna si è evoluta oltre 500 milioni di anni fa, la CO2 è più di 10 volte superiore a quella attuale, ma la vita fiorì in questo momento. Vi è una certa correlazione, ma poche prove, a sostegno di una relazione causale diretta tra CO2 e temperatura globale attraverso i millenni. Il fatto che abbiamo avuto entrambe le temperature più elevate e una glaciazione in un momento in cui le emissioni di CO2 erano 10 volte superiori a quelli che sono oggi, contraddice radicalmente la certezza che le emissioni di CO2 antropica sono la principale causa del riscaldamento globale“.

INSOMMA DOPO IL TERMINE RISCALDAMENTO E ORA CAMBIAMENTO CLIMATICO È L’ORA L’IMPEACHMENT CLIMATICO? Dietro tesi non unanimi che sollevano inquietanti allarmismi l’unico elemento oggettivo sono le mille tesi pro e contro (chi decide chi ha ragione?). Di fatto l’impeachment climatico ha stravolto la fisionomia geopolitica perché la politica condiziona economia e società e anche i fiumi di denaro.

FATTO CURIOSO ED ILLUMINANTE

Come la politica e i trattati economici tra i big della Terra condizionino documenti scientifici lo dimostrerebbe un fatto curioso, se così lo vogliamo chiamare. Lo scienziato Robert N. Stavins, professore all’Albert Pratt di Business, direttore del programma Economia Ambientale Harvard e Presidente della Facoltà Ambiente e delle Risorse Naturali il 25 aprile 2014 ha pubblicato una lettera critica sul sito dell’Harvard Stavins dopo aver partecipato in Germania al meeting sul clima a Berlino.

Stavins spiegava come il rapporto dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) sia stato completamente depredato di tutti contributi di 2000 pagine ed è stato approvato (line­by­line) il “Riepilogo per i Decisori Politici” (SPM), in solo 33 pagine condensando il testo proveniente da 15 capitoli. ”Molti dei CLA presenti con me – scriveva Stavins ­- a Berlino, hanno commentato che, data la natura e l’esito della settimana, il documento risultante dovrebbe probabilmente essere ribattezzato ‘il riepilogo da politici’ piuttosto che ‘il riepilogo per politici”. Sembra che la maggior parte di questi funzionari aveva fatto notare che il rapporto non era conforme ai loro interessi e ai negoziati multilaterali che erano stati condotti in altre sedi“. 

E si, l’impeachment climatico deve essere davvero interessante per i politici e i potenti della green economy, tanto che l’UE è stata accusata di avere una doppia faccia della moralità, mentre accusa Donald Trump con la BCE finanzia le multinazionali delle fonti fossili. 

Così è se vi pare! Intanto moltissime industrie che davano lavoro e stabilità in Europa hanno delocalizzato dove è possibile continuare ad inquinare con la CO2, ma guarda un po’ senza creare cambiamenti climatici; nel frattempo la povertà si è allargata a macchia d’olio, così mentre le aziende abbassano la serranda per i costi improponibili dell’energia, nei paesi orientali i diritti degli operai non sono migliorati…anzi, quindi l’industrializzazione ha solo di fatto arricchito chi già lo era e peggiorato le condizioni di vita e lo sfruttamento dei minori e creato altre povertà. Alla fine tutto si risolve in trattati economici.

Chapeau!


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