POKÉMON GO: LA NUOVA FRONTIERA DEL PERICOLO




 

di Christian Montagna

Alt! Fermi tutti. La situazione degenera. L’affare Pokemon sta diventando di stato. Il videogioco sviluppato da Niantic per IOS e Android, in pochi giorni, è diventato più importante di qualunque altra questione, referendum costituzionali compresi.

La fusion tra realtà aumentata e sistema Gps ha creato già molti danni. Addirittura, fra i tanti, a Gladstone, in Missouri, una giovane diciottenne ci ha rimesso la vita dopo essere stata investita mentre si aggirava a caccia di animaletti con un gruppo di amici. Davvero la vita vale quanto un “gotta catch’ em all”?

Sono stato fortemente tentato, ma ho desistito. Pokemon Go non sarà tra le applicazioni del mio cellulare. L’app che in poco tempo è riuscita a sconvolgere la società, presentandosi come fenomeno sociale da studiare seriamente, non ha fatto breccia nel mio cuore. L’ennesima moda che ci viene imposta da una tecnologia padrona delle nostre vite, che ci condiziona, ci travolge, imponendoci ciò che secondo chi la promuove è giusto, fa tremare gli equilibri sociali.

Pokemon Go diventa un modo per poter dire al popolo Facebook che la sera prima si è stati in cerca di animaletti colorati tra le strade della città, rischiando, perché no, di finire anche sotto le auto in corsa; uno svago, indubbiamente, troppo invasivo. Infatti, come accade per ogni fenomeno sociale, l’esagerazione è dietro l’angolo. Da entrambe le parti. Schierati sul piede di guerra, favorevoli e contrari si attaccano a vicenda.




Critiche, offese, imprecazioni contro chi, consapevolmente, sceglie di inseguire Pokemon per le strade fioccano numerose in queste ore sui social network. Paragoni assurdi tra attacchi terroristici, disoccupazione, problemi italiani e acchiappa Pokemon sono diventati un ulteriore modo per acchiappare, concedetemi la ridondanza, “like” a più non posso.

La fiera del qualunquismo, l’omologazione che attanaglia e la voglia di poter gridare per le strade “gotta catch’ em all” a squarciagola rischiano di diventare le cause di una guerra civile nell’era dei social.

Dove siamo arrivati? Alt, fermi tutti. La situazione vi è sfuggita di mano. Ridimensionate il tutto, provate ad essere meno schiavi di questa fuorviante tecnologia. Continuate pure a gridare “gotta catch’ em all”, ma, attenti a non tornare troppo bambini che questa Italia, ha bisogno di donne e uomini. Attivi ed operativi.


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