PUSH-UP CHALLENGE. Carlo Calcagni lancia la campagna americana per sensibilizzare il dramma dei suicidi dei veterani




 

di Cinzia Marchegiani

Il Colonnello del Ruolo d’Onore, ex pilota istruttore di elicottero dell’Esercito Italiano, Carlo Calcagni, vittima dell’uranio impoverito ha voluto sensibilizzare dalla sua bacheca Facebook alla comunità del social network il dramma dei veterani, militari ritornati nei loro Paesi dalle zone di conflitto della Terra.

Calcagni è un’atleta incredibile, vittima della Sindrome dei Balcani, la strage silenziosa causata dagli effetti dell’uranio impoverito contenuto nelle munizioni. E’ un atleta della squadra Italiana del GSPD (Gruppo Sportivo Paralimpico Difesa), uno sportivo che ultimamente sembra dover subire pesanti ostacoli che gli impedirebbero di partecipare ai “Paralympic Gamesdi Rio 2016.

PUSH-UP CHALLENGE, CALCAGNI LANCIA LA PROPOSTA PER COINVOLGERE I SUOI COLLEGHI E AMICI SPORTIVI

Calcagni è una persona che conosce molto bene l’isolamento, le difficoltà che i militari incontrano una volta ritornati dai teatri di guerra. Per questa ragione Calcagni ha voluto coinvolgere molti suoi colleghi atleti e militari nella campagna americana Push-up Challenge.

Ogni giorno, dalla sua bacheca di facebook Carlo nomina un atleta che dovrà fare 22 flessioni, mentre anche lui si cimenta in questa attività. L’iniziativa “22 giorni x 22 piegamenti sulle braccia” spiega Calcagni, è partita in USA, ma sta coinvolgendo milioni di persone in tutto il mondo, al fine di sensibilizzare militari e non per combattere gli effetti dello stress post-traumatico e di altre patologie psichiche nei veterani: I dati parlano di una media di 22 veterani al giorno che si tolgono la vita a causa delle condizioni di stress relative al combattimento, da qui è partita la Push-up Challenge.Questo è un piccolo gesto per promuovere la sensibilizzazione su un tema così delicato e a molti sconosciuto” – commenta Calcagni.

Il Colonnello Calcagni spiega la profondità di questa campagna, tesa a sensibilizzare morti spesso invisibili, i suicidi dei veterani




“Chi nell’adempimento del dovere giunge in contatto con la violenza, la paura, l’imprevedibilità di un Paese in guerra entra irrimediabilmente in contatto con le proprie emozioni: la sofferenza di un popolo diventa la tua, l’imprevedibilità di un attacco diviene allarme ed allerta, la violenza delle armi si trasforma in rabbia e colpa. Come può un uomo che questo ha visto e sentito per settimane…per mesi, rientrare nel proprio Paese, ai suoi affetti, senza portare con se’ il dolore, la solitudine, il vuoto? E purtroppo troppo spesso il dolore diventa sordo perché resta inascoltato. Il tornare alla vita “normale” diventa paradossalmente una difficoltà. Si risponde “sto bene” quando ci viene chiesto “come stai?”…ma in realtà si vorrebbe poter avere lo spazio e il tempo per una seconda risposta…quella più vera. Per questo è fondamentale che chi rientra da teatri guerra, colpito nel corpo e nell’animo con ferite che saranno lì per sempre, venga aiutato ad esprimere il caos di emozioni e sentimenti che gli sono entrati negli occhi come la polvere della terra sollevata dagli elicotteri che ha pilotato. Perciò è necessario che la prevenzione di possibili disturbi psichici nei veterani, così come la cura del disturbo post-traumatico da stress, dei danni cerebrali traumatici, della difficoltà di adattamento al ritorno alla vita “civile”, passi attraverso lo sviluppo di programmi di empowerment, che possano aiutare i militari a riscoprire le proprie risorse e valorizzare i propri talenti. Questi uomini andrebbero messi nella condizione di verbalizzare la sofferenza vista ed assorbita, raccontare le proprie storie, mettere in campo le proprie passioni e continuare ad essere per gli altri un esempio e uno stimolo. Si ridurrebbe così drasticamente l’alto numero annuale di veterani che rinunciano a combattere contro un nemico che non attacca più dall’esterno degli accampamenti, ma che è interno ed aggredisce in maniera silenziosa ed invisibile.”

VI giorno di Push-up Challenge di Carlo Calcagni

Questo è un piccolo gesto per promuovere la sensibilizzazione su un tema così delicato e a molti sconosciuto, chiosa Calcagni.

I tre ori da poco conquistati nelle gare di ciclismo olimpiadi militari agli Invictus Games in Florida, patrocinati dal principe Hanry (una sorta di paralimpiadi militari riservate ai militari che hanno contratto infermità permanenti durante il servizio) hanno coronato questo atleta uno dei migliori nell’ambito dello sport militare. Ma Carlo Calcagni dimostra con la sua sensibilità, la sua partecipazione di essere molto di più di una macchina sportiva tenace.

Per Carlo non esiste la parola arrendersi, ecco perchè si sente così vicino a chi ha vissuto l’esperienza terribile della guerra. 

FreedomPress abbraccia Carlo Calcagni che proprio quest’oggi è stato ricoverato in ospedale per un incedente in gara.


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