Regione Lazio, silenzio stampa sullo scandalo della Clinica Colle Cesarano andato in onda su Rai Tre




 

di Mario Galli

Ancora oggi silenzio stampa di Nicola Zingaretti, commissario ad Acta Regione Lazio del Sistema Sanitario Regionale, Daniele Leodori, Presidente del Consiglio Regionale del Lazio e Rodolfo Lena, Presidente della VII Commissione Politiche Sociali e salute in merito alla puntata televisiva di Presa Diretta del 13 marzo 2017 andata in onda su Rai Tre che ha raccolto e ampliato tutti i pezzi delle inchieste fatte già da tempo su uno scandalo ancora in pieno fermento sulla clinica psichiatrica Colle Cesarano presso Tivoli. La clinica psichiatrica è dedicata alle disabilità mentali ed accreditata dalla stessa Regione Lazio che elargisce senza battere ciglio quasi 9 milioni di euro l’anno grazie all’accreditamento definitivo firmato e voluto da Nicola Zingaretti nonostante negli anni siano emerse troppe irregolarità denunciate da politici, operatori sanitari… ma mai risolte alla radice. Una clinica spesso citata come degli orrori dagli stessi medici che hanno chiesto una commissione d’inchiesta.
Video Presa Diretta 13 Marzo 2017

Tanti anni fa scandalizzava la disabilità, si portavano i ragazzi autistici dagli esorcisti, oppure un figlio down era una vergogna da cui nascondersi: “Non ti fidare da quelli segnati da Dio” dice un motto popolare di dubbia derivazione cristiana. Finalmente inizia a scandalizzare lo Stato, da sempre fedele alleato di tutto ciò che concorre a far sì che queste sfortune si appesantiscano e si accrescano, grazie ad una burocrazia elefantiaca, grazie a chi con incompetenza fa il suo mestiere, grazie al fatto che i disabili non votano, grazie purtroppo ai tanti falsi invalidi che concorrono alla malafede delle strutture pubbliche.Un’indagine presentata all’Università “La Sapienza” parla di 40mila persone a Roma con disagio mentale di cui il 75% ha necessità di trattamenti riabilitativi e forme di sostegno per la vita sociale, poiché spesso le famiglie non riescono, da sole, ad affrontare determinati problemi. In questi casi diventa cruciale il ruolo delle strutture assistenziali, di cui molte famiglie interessate purtroppo non sono a conoscenza o, se lo sono, ne conoscono solo alcune di dubbia qualità, seppure, come dimostrato nel servizio di Presa Diretta, accreditate e finanziate con soldi pubblici..

Vi vorrei raccontare la storia di Matteo, che all’età di 18 anni, insieme ad altri giovani come lui, è costretto a lasciare la struttura riabilitativa nella quale ha vissuto per più di otto anni. Un distacco non avvenuto gradualmente, come qualsiasi terapia riabilitativa dovrebbe imporre in questi casi (non serve una laurea in medicina per capirlo), ma di colpo. Immaginate di tornare a casa e non ritrovare vostro padre e vostra madre, vostra moglie, gli affetti di sempre insomma, ma altre persone, altro ambiente, altre abitudini. Non lo chiamereste abbandono?

Per questo motivo lo scandalo della Clinica Colle Cesarano già da tempo emerso e denunciato da giornalisti scomodi, da politici e ora anche dal servizio pubblico come Presa Diretta deve sollevare domane e dare soprattutto risposte serie e tangibili poiché non solo sono coinvolti importanti interessi economici pubblici, ma  accertare come tutto questo complicato sistema autorizzato dalla Regione Lazio fino alle asl di appartenenza (che hanno certificato i requisiti minimi garantiti) abbiano potuto continuare a chiudere occhi e anche orecchie, mentre malati, famiglie e anche operatori sanitari sono stati ingoiati dalla indifferenza, malagestione e malasanità. Queste vite hanno un valore? La loro sofferenza poteva essere evitata?

Così oltre allo scandalo dei soldi finanziati dalla regione Lazio per una Clinica psichiatrica che prepotentemente ritorna al centro di inchieste giudiziarie e giornalistiche ci si chiede anche chi avrebbe dovuto controllare?

Controllare che questi ragazzi abbiano una cartella clinica aggiornata (e non ce l’hanno); che seguano una determinata cura farmacologica (discutibile in quanto completamente arbitraria). Nessuno, tantomeno lo Stato, ha saputo aiutare Matteo e la sua famiglia a cercare una struttura nella quale poter continuare almeno una parvenza di percorso riabilitativo; una struttura nella quale Matteo potesse crescere e migliorare e non essere abbandonato, lui e i suoi coinquilini, allo stato brado. Chi avrebbe potuto? Gli assistenti sociali? Il Municipio/Comune? La Regione? Nessuno ha saputo, voluto o potuto, fare qualcosa di più del niente. Sì, gli assistenti sociali hanno aiutato Andrea e la sua famiglia, ma hanno fatto meno di quanto la burocrazia firmaiola imponesse loro. Il minimo sindacale. Soprattutto per il sostegno psicologico che è mancato al ragazzo e alla sua famiglia poiché, al contrario di quello che tutti pensano, questi ragazzi capiscono molto bene quello che gli succede intorno.

Matteo a Roma è costretto a prendere medicinali che stordirebbero un cavallo, ad Arezzo in una struttura riabilitativa una ragazza nelle stesse condizioni cliniche di Matteo è riuscita a sospendere la cura farmacologica e, ad oggi, lavora presso un supermercato. Perché tanta differenza?

Qualcuno lo chiama federalismo, ma c’è evidentemente qualcosa che non va. Non va forse perché gran parte degli assistenti sociali, a Roma come altrove, sono più impegnati a sottrarre spesso arbitrariamente i minori alle famiglie e destinarli in case famiglia, spesso discutibili. Per carità, ci sarà anche chi fa il suo dovere con diligenza e spirito di servizio, spesso affrontando mille difficoltà, è giusto non fare di tutta l’erba un fascio. Forse perché la politica ha cessato di essere quel modo di sortire insieme dai problemi. Forse perché a Roma siamo troppo impegnati a rincorrere l’edonismo e la bellezza fallace, mentre certe difficoltà sono percepite ancora come uno scandalo. O forse perché per costituire una s.r.l. basta un euro di capitale sociale mentre per una onlus, magari composta da giovani disoccupati e volenterosi, servono circa 400 euro fra tasse balzelli inutili.

Diciamoci la verità, il mondo dei diritti non può essere appannaggio solo delle persone sane, e parlare della disabilità non può e non deve servire ad un mero e squallido tornaconto elettorale. Se la politica stessa fosse attuata a misura di chi non è autosufficiente, quante ingiustizie verrebbero colmate? Quanto vivremmo meglio tutti quanti? Da anni a Roma e provincia c’è un fermento di costruzioni come non se ne vedevano: è o non è compito della politica imporre a chi crea nuovi quartieri di ridurre l’impatto ambientale in favore dei disabili? È o non è compito della politica imporre ai costruttori di riservare strutture di sostegno da destinare a qualificate associazioni di volontari in cui tali soggetti possano essere seguiti? È o non è compito della politica vigilare che tutti coloro che ruotano attorno ai servizi sociali facciano il loro dovere con mezzi adeguati alla loro delicata funzione? Ma non solo: è o non è compito di tutti lasciare ai propri figli un mondo migliore di quello che abbiamo trovato? Una società che desse spazio solo per i membri autosufficienti e funzionali, non sarebbe una società degna dell’uomo. Sarebbe una società, lasciatemelo dire, nazista.

Al di sopra di qualsiasi interesse particolare, bisogna promuovere il bene integrale di queste persone anche se ciò comporta un maggior carico economico e sociale. Ma forse siamo più desiderosi di costruire gli stadi di Roma e Lazio, piuttosto che chiedere ai poteri economici di questa città di sedersi e ridare alla politica, cioè all’interesse generale, parte di ciò che questa le ha concesso con forse troppa leggerezza. Chiedere un impegno sincero di tutti per creare strutture di sostegno, tutele giuridiche capaci di rispondere ai bisogni e alle dinamiche di crescita delle persone disabili e di coloro che condividono la loro situazione, a partire dai loro familiari.

Ecco, penso che Matteo, se avesse potuto vedere il servizio di ieri sera di Presa Diretta, vi direbbe proprio questo. Lui che la politica non può farla, ma che la farebbe gratis pur di vedere i suoi coinquilini vivere in un mondo rispondente ai loro bisogni. Però magari una proposta Matteio potrebbe farla: potrebbe invitare Zingaretti (Presidente della Regione Lazio), Rodolfo Lena (Presidente Commissione Sanità Regione Lazio) a trascorrere una settimana all’interno della stessa struttura dove sta Matteo. Una settimana sola. Giorno e notte. Magari Matteo cederebbe anche il suo posto letto. Mangiare lo stesso cibo di Matteo, sentire gli stessi odori che giornalmente sente lui, le stesse urla, la stessa puzza di fumo, le stesse feci in terra, lo stesso odore di candeggina appena passata per pulire le urine di chissà chi. Gli stessi morsi sulle mani, gli stessi graffi e, a volte, gli stessi lividi.

I giornalisti che si occuparono della vicenda di Colle Cesarano hanno subito minacce, indimidazioni e querele, ma ieri è andato in onda il loro riscatto. Sono certo che neanche tutto è stato svelato di questa clinica dove “muore un paziente ogni 50 giorni”. Ma sono altresì certo che si aperta una strada. Non lasciamola richiudere dall’omertà e dalla paura.

A Giuliano Girlando a Luca Teolato, a Cinzia Marchegiani e ai tanti giornalisti che non si sono fermati davanti ai poteri forti, ma hanno sentito il dovere di indagare e far emergere una storia piena di grandi ombre e molte crepe che ad oggi nessun politico sente la responsabilità di dare risposte senza trovare giustificazioni puerili e ormai obsolete come dare la colpa all’ultimo anello di una catena burocratica gigantesca e politicizzata.
VIDEO. Basta ascoltare come Daniela Pezzi, Presidente della Consulta per la Salute Mentale del Lazio intervistata da Giulia Bosetti per Presa Diretta abbia risposto su chi doveva verificare e controllare, mentre Vincenzo Panella, Responsabile direzione regionale Salute e Politiche Sociali del Lazio, addebita tutta la responsabilità alla Asl che sia nel 2015 e poi nel 2016 ha attestato e confermato i requisiti minimi richiesti della clinica psichiatrica.

Ieri su mamma Rai Tre finalmente tutti hanno potuto guardare e ascoltare una storia pazzesca e orrori indicibili quelli che proprio i malati più fragili e indifesi della società hanno conosciuto in quelle camere tugurio e un’assistenza carente per ben 9 milioni di euro all’anno che Zingaretti ha garantito con l’accreditamento definitivo su una clinica che aveva già moltissime ombre di cui conosceva anche la Procura di Tivoli.
Sul fronte Regione Lazio però c’è il silenzio stampa dei responsabili istituzionali.


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