SCANDALO URANIO IMPOVERITO: IL CASO SARDEGNA SI ALLARGA




 

di Cinzia Marchegiani

Roma – Quello che sta emergendo dalla Commissione d’Inchiesta Uranio Impoverito riguardo la Sardegna è davvero inquietante. Il 3 Agosto 2016 presso la Camera dei Deputati,  il Presidente della Regione Francesco Pigliaru, è stato ascoltato in audizione dalla Commissione d’Inchiesta sugli effetti dell’utilizzo dell’uranio impoverito.

Al centro dei lavori dell’organismo parlamentare, presieduto da Gian Piero Scanu, è l’indagine sui casi di morte e di gravi malattie che hanno colpito il personale italiano impiegato in missioni militari all’estero, nei poligoni di tiro e nei siti di deposito di munizioni, in relazione all’esposizione a determinati fattori chimici, tossici e radiologici dal possibile effetto patogeno e alla somministrazione di vaccini. In particolare, l’attenzione della Commissione si concentra sugli effetti dell’utilizzo di proiettili all’uranio impoverito e della dispersione nell’ambiente di nanoparticelle di minerali pesanti prodotte dalle esplosioni di materiale bellico.

SARDEGNA E SALVAGUARDIA DELLA SALUTE E AMBIENTE NELLE AREE MILITARI

La Sardegna è condizionata pesantemente dalla presenza militare. Oltre 30.000 ettari sono proprietà dello Stato e sono impegnati dal Demanio militare (7.200 ettari poligono di Capo Teulada, 1.500 ettari poligono di Capo Frasca, 500 ettari aeroporto militare di Decimomannu, 12.000 ettari poligono a terra di Perdasdefogu, 1.000 ettari poligono a mare del salto di Quirra, il rimanente grava su tutto il territorio regionale), 13.000 ettari sono gravati da servitù militari (vengono utilizzati per campane di sgombero durante le esercitazioni militari nei poligoni, in proprietà private o comunali).

Oltre 80 km di costa non sono accessibili ad alcuna attività produttiva, nelle zone demaniali e soggette servitù, infatti, sono interdetti per la gran parte dell’anno le normali attività umane ed economiche, comprese, per vaste porzioni di mare, quelle di ancoraggio e pesca.

IL PRESIDENTE DELLA REGIONE SARDEGNA CHIAMATO PER UN CONFRONTO

Il confronto al quale è stato chiamato il Presidente della Regione era incentrato sulla tutela e sulla salvaguardia della salute e dell’ambiente nelle aree militari, punto contemplato nell’Ordine del Giorno votato all’unanimità dal Consiglio Regionale il 17 giugno 2014.

Francesco Pigliaru ha sottolineato, in apertura di relazione, come la Sardegna sia la regione italiana più interessata al problema, perché quella con la maggior presenza militare, e ciò non solo con riferimento all’estensione delle aree militari, ma anche e soprattutto all’intensità delle attività esercitative.

Abbiamo ben tre poligoni di tiro, tra i quali i due più vasti d’Europa. Qui, da quasi 60 anni, mentre nel resto del mondo tutto è cambiato, continua a concentrarsi la massima attività esercitativa, addestrativa e sperimentale di tutta Italia”, ha detto il presidente Pigliaru, ribadendo l’urgenza delle misure di riequilibrio dell’incidenza militare. “È una sproporzione inaccettabile, e i problemi legati alla tutela e alla salvaguardia della salute e dell’ambiente sono sempre stati affrontati, sinora, nell’emergenza di un’indagine, dietro impulso della magistratura o delle Commissioni Parlamentari d’Inchiesta. È tempo di uscire da certe logiche e avere una visione di sistema. La posizione della Regione Sardegna è chiara. Se il dato a medio lungo termine è strutturale, indirizzato a un riequilibrio dell’incidenza militare e ad una graduale dismissione dei poligoni di Capo Frasca e Teulada e alla riconversione del poligono interforze di Quirra, la prospettiva a breve termine vuole l’introduzione di misure di mitigazione che, già nell’immediato, potrebbero dare alcune risposte ai nostri territori.  Già due anni faha proseguito il Presidente Pigliaruabbiamo detto che è necessaria la conoscenza dei fatti, ed è paradossale che ad oggi non si siano svolti monitoraggi ambientali nelle aree esercitative, misurazioni sostenibili e difendibili degli impatti. Nei poligoni sono necessarie attività di caratterizzazione ambientale, e dove necessario devono essere avviate le attività di messa in sicurezza e bonifica. Noi proponiamo l’istituzione di Osservatori ambientali indipendenti, con compiti precisi e oneri non a carico della Regione Sardegna, indicazione che abbiamo presentato al Governo e che ora presentiamo a questa Commissione. Sinora lo abbiamo proposto in termini negoziali, ma non c’è più tempo: adesso reputiamo sia necessario intervenire con una norma specifica – ha sottolineato – , da scrivere insieme. E poiché è necessaria una chiara distinzione tra organo controllato e organo controllante, una netta separazione tra funzione di controllo e oggetto del controllo, i ruoli devono essere ben delineati. La Regione ritiene di farsi carico delle attività di controllo, ne ha il dovere e la responsabilità, e di individuare nell’ARPAS l’organismo regionale deputato a queste attività”.

TEULADA: SCOPERTE AREE CONTAMINATE DA RESTI DEI MISSILI RADIOATTIVI E UN DEPOSITO DI SCORIE NUCLEARI GRAZIE ALL’ONOREVOLE PILI




Il caso sardegna è diventato incandescente. Nell’audizione della Commissione d’Inchiesta Uranio Impoverito le risposte del dirigente Arpas Sardegna Massimo Cappai e  delegato della procura per l’inchiesta su Teulada  che ha fornito alle domande del deputato di Unidos, sono rivelazioni pesanti che lo stesso Pili mette nero su bianco: “Abbiamo ritrovato numerosi resti di missili Milan in tutto il territorio del poligono, sia nelle aree a terra sia nella penisola. Le aree a terra sono tre. Una si chiama Seddas de Croveddu, un’altra Perda Rosa e la terza area Cogolidus. Seddas de Croveddu si trova all’interno del poligono Alfa. A Seddas de Croveddu e a Perda Rosa ci sono tuttora dei carri bersaglio, nel cui intorno sono stati trovati numerosi resti di missili Milan. Alcuni risultavano avere ancora una parte o tutta la lunetta di torio, quindi erano radioattivi”, scrive Pili

L’on. Pili accusa:Le risposte fornite dal delegato della procura sono sconvolgenti. Aver ritrovato dopo 15 anni pezzi di missili Milan all’interno della base ancora radioattivi pone la parola fine alle balle di Stato che avevano sempre negato l’utilizzo di questi sistemi d’arma all’interno di Teulada. L’affermazione secondo la quale questi resti dei missili radioattivi sono stati rinvenuti ovunque all’interno della base stravolge in colpo solo tutte le affermazioni reiterate dei vertici della difesa, dal ministro ai generali che avevano guidato la base. Una catena di comando dal Ministro della Difesa Sergio Mattarella che guidava la difesa nel 1999 quando si iniziò ad usare il materiale radioattivo per arrivare ai giorni nostri con l’attuale ministro Pinotti che ha sempre negato la presenza di missili e armamenti radioattivi nel poligono di Teulada. Le affermazioni del delegato della procura sono di una gravità inaudita perché significa che per 12 anni niente è stato fatto per rimuovere queste testate di missile con rilevanti presenze radioattive di torio. E quindi si è impunemente attentato alla vita dei militari e dei civili che hanno operato in quelle aree inconsapevoli del pericolo che correvano e che corrono. Tutto questo è avvenuto nel silenzio più totale con reiterate smentite oppure con affermazioni talmente ridicole da sembrare davvero fuori luogo come quella che la presenza della base avesse tutelato l’ambiente. Ora si scopre che almeno tre grandi aree sono state fatte usate per lanci di missili radioattivi”.  Così il deputato di Unidos Mauro Pili ha divulgando il resoconto stenografico ufficiale della commissione d’inchiesta su uranio impoverito che nella serata di mercoledì, 3 agosto 2016,  aveva sentito il dirigente dell’Arpas – delegato della procura Massimo Cappai e il professor Biggieri dell’università di Firenze.

Pili è sconcertato perché dalla audizione in commissione d’inchiesta viene a scoprire anche un lo stoccaggio di componenti radioattivi in un deposito mai autorizzato:La risposta anche in questo è semplicemente sconvolgente considerato che le affermazioni di Cappai rivelano la presenza di un vero e proprio deposito di componenti radioattive stoccate in un’area definita riservata e radioprotetta. Un deposito mai autorizzato e considerato il tipo di contenuto non autorizzabili in alcun modo in un’area definita Sito di Importanza Comunitaria” afferma Pili.

ISPEZIONE AL DEPOSITO DI STOCCAGGIO MATERIALE NUCLEARE, IL RESOCONTO ASSURDO DI MAURO PILI

Mauro Pili, chiederà il giorno successivo dell’audizione e delle rivelazioni,  l’autorizzazione ad una visita ispettiva nel deposito che lascerà  a bocca aperta tutti. L’ispezione di Pili mostrerà un deposito fatiscente, e in condizioni surreali in cui sono conservati queste scorie radioattive. FreedomPress ne ha documentato il resoconto dello stesso On. Pili.

Il PRESIDENTE PAGLIARU DENUNCIA: NON APPLICATA NORMA EUROPEA PER CONDURRE VALUTAZIONI INCIDENZA AMBIENTALE SU ATTIVITà MILITARI SULLE AREE TUTELATE: PORTO PINO E TEULADA

Francesco Pigliaru, Presidente della regione Sardegna all’audizione del 3 agosto ha richiamato la mancata applicazione della norma europea relativa alla necessità di condurre valutazioni di incidenza ambientale su programmi e attività svolti all’interno delle aree tutelate, le cosiddette zone SIC (Siti di Interesse Comunitario). Tra queste si contano, per esempio, le dune di sabbia e le zone umide di Porto Pino nel poligono di Teulada, così come alcuni tratti di costa compresi nei poligoni di Capo Frasca e Quirra.E poiché le esercitazioni militari rientrano certamente tra le attività cui fa riferimento la norma -, ha concluso il Presidente della Regione – l’Italia rischia una procedura d’infrazione comunitaria proprio per questo motivo“.

Al termine dell’audizione con Pagliaru, il Presidente della Commissione Gian Piero Scano ha fissato per il 21 settembre una seduta da tenersi a Cagliari, con una nuova audizione del presidente della Regione sardegna,  per proseguire nel lavoro d’Inchiesta nel segno di una “leale e proficua collaborazione.”


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