Speculazione farmaci oncologici. La Aspen multata per oltre 5 mln di euro. Di quale sanità parla la Lorenzin?




 

Malasanità

cancrodi Cinzia Marchegiani

Di quale sanità parliamo? Una fotografia che non ha riscontri con i proclami istituzionali. Dietro questa folle sanità si è scoperto che sono stati fatti rincari da capogiro fino al 1500% per farmaci insostituibili destinati a malati di tumore. Potete immaginare le ricadute a cascata innescate dalla impossibilità degli ospedali nell’acquistare i chemioterapici? Beh… la lista è lunga, e questa chicca della malasanità nostrana è stata scoperta grazie ad un’inchiesta della associazione Altroconsumo su quasi 5000 pazienti che ha permesso di far emergere “Cure costose sia per il Servizio sanitario sia per i cittadini”.

Il ministero della salute non controlla. E l’Aifa che ha fatto? Ad difendere il diritto alle cure e la dignità dei malati ci ha pensato quindi Altroconsumo. La denuncia di due anni fa dell’associazione è stata accolta e la multinazionale Aspen è stata sanzionata dall’Antitrust.

Verrebbe da dire: “Oltre al danno, la beffa”. “Non solo i servizi sanitari devono affrontare costi sempre più insostenibili per le cure antitumorali innovative, ma devono fronteggiare le attività di speculazione delle industrie farmaceutiche, che gonfiano i prezzi a dismisura. È quanto fatto da una multinazionale, l’Aspen Pharma, appena multata dall’Antitrust per oltre 5 milioni di euro per abuso della propria posizione dominante sul mercato italiano dei farmaci oncoematologici. Il motivo? Rincari fino al 1500% per medicinali oncologici, fondamentali per i malati di tumore. Due anni fa avevamo segnalato l’andamento anomalo dei prezzi di quest’azienda. Segnalazione finalmente accolta dall’autorità. Ma non è l’unico aspetto spiacevole che abbiamo rilevato. Come è emerso nella nostra ultima inchiesta a pagarne il prezzo sono sempre i cittadini” – nel dettaglio Altroconsumo approfondisce.




LA SANZIONE, ECCO I MOTIVI

Aspen Pharma aveva acquistato da GlaxoSmithKline il pacchetto di farmaci antitumorali dispensati dal Servizio sanitario nazionale, il cui brevetto era scaduto da decenni. Subito dopo avviò una negoziazione con l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) solo per ottenere un prezzo più alto, pur in assenza di valide ragioni che potessero giustificare la richiesta. Le conseguenze? Nel 2014 questi medicinali erano spariti dalle farmacie, per poi riapparire due mesi dopo a prezzi lievitati: per esempio Alkeran da 5,23 a 85,33 euro (+1630%), Leukeranda 7,13 a 90,20 euro (+1265%), Purinethol da 15,98 a 90,35 euro (+565%). Rincari che AIFA non avrebbe mai accettato, se non ci fosse stata la concreta minaccia di interruzione della fornitura diretta dei farmaci al mercato italiano.

IL PREZZO DA PAGARE

Se da un lato i pazienti rischiano di veder sparire dal mercato farmaci essenziali, per colpa di logiche di mercato che nulla hanno a che vedere con la salute, dall’altro le nuove terapie rischiano di non essere disponibili per i pazienti, perché i costi si rivelano insostenibili per le strutture sanitarie, cosa che ricade sui pazienti che vedono allungarsi liste d’attesa e aumentare i costi correlati alle cure.

MEDICINA D’ELITE?

Medicina d’elite? Sembrerebbe proprio di sì. Altroconsumo mostra una realtà che colpisce i malati oncologici: Le cure costano care, anche se è il Servizio sanitario a dispensarle a causa dei costi correlati. Il 98% dei pazienti riesce infatti a curarsi grazie allo Stato, ma più del 20% incontra difficoltà economiche sia per le spese dirette (cure e medicine) sia indirette (viaggi, assunzione di personale di assistenza domiciliare o modifiche alla struttura della casa) e il 6% chiede un prestito. A queste difficoltà si aggiunge anche il fatto che, ad oggi, i trattamenti più nuovi e promettenti hanno costi proibitivi. Non soltanto per i singoli pazienti, ma anche per le strutture sanitarie stesse che difficilmente sono in grado di somministrarle a tutti coloro che risultato idonei per età, quadro clinico generale e tipo di malattia. Per questo, secondo alcuni oncologi a cui abbiamo chiesto un parere, il rischio è che questi metodi più avanzati diventino sempre più elitari“.


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