TERREMOTO E SITI NUCLEARI. Pili avverte: “lasciate stare la Sardegna”




 

sardegna

di Cinzia Marchegiani

Sardegna – La Tragedia del terremoto che ha colpito il centro Italia spazzando via in polvere e mattoni letteralmente i profili di paesi storici ha messo in luce la sismicità dello stivale Italia. Non è passato però inosservato al deputato di Unidos, Mauro Pili che difende da sempre la sua amata Sardegna dall’attacco e militarizzazione dell’isola, i messaggi subliminali che mettono in evidenza il paradiso sardo come unico sito antisismico d’Italia.

On.Pili

On.Pili

Bè direte voi, che c’azzecca con i siti di scorie nucleari, il terremoto e la Sardegna? Lo spiega benissimo l’onorevole Pili.

Da quando la terra ha cominciato a sussultare le Tv di stato e non solo hanno cominciato a mandare in onda, come un carosello sogin, la cartina dell’Italia sismica. Tutto sismico: il nord, il centro, il sud. Tutta bianca, invece, la Sardegna. Intonsa, illibata, eremo di sicurezza sismica per eccellenza.

La missione Sogin (società di Stato responsabile del decomposting degli impianti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi compresi quelli prodotti dalle attività industriali, di ricerca e di medicina nucleare, un’attività svolta  per garantire la sicurezza dei cittadini, salvaguardare l’ambiente e tutelare le generazioni future, NdR) ha inizio: lavaggio del cervello. Convincere tutti, sardi compresi, che l’unica regione esente dal rischio sismico è proprio la Sardegna. L’unica che, secondo i malsani calcoli di questi signori, può ospitare il deposito unico delle scorie nucleari.

La cartina che va in onda è la stessa che usa il ministero dei trasporti e delle infrastrutture: Sardegna in bianco. Zero infrastrutture, zero investimenti. Zero ferrovie, zero autostrade.

E’ la stessa cartina che usa il ministero dell’ambiente. Sardegna in bianco: zero bonifiche avviate e massimo inquinamento.

E’ la stessa che usa il ministero dello sviluppo: Sardegna in bianco, zero investimenti!

La stessa del Ministero della Difesa. Sardegna in bianco: ovvero tutto vietato, in cielo, in terra e in mare. Estensioni totalizzanti. Per guerre di giorno e di notte, estate compresa.

Nel 2003 il governo Berlusconi affidò ad un guerrafondaio di professione, il generale Jean, la missione di individuare il sito unico delle scorie nucleari. Fu scelta sbagliata nella sostanza, nel metodo e nel nome.

Ricevetti missive più o meno esplicite, i ben informati mi suggerivano: non si può dire di no al Generale Jean, qualunque sia la sua scelta.

In realtà non credo ci fosse la Sardegna nei suoi piani, come dimostrò la scelta successiva, ma la sola ipotesi fu sufficiente per agganciare la giugulare del graduato.

In quella riunione tesissima nel palazzo delle Regioni a Roma l’attacco fu violento: lei, Generale Jean, ha trasgredito ogni regola elementare del rispetto istituzionale, ha predisposto un piano inaccettabile nel metodo e nella sostanza, la sua arroganza è rispedita al mittente. Questo piano è bocciato senza e senza ma.




Il fronte è aperto: piano rigettato sotto ogni punto di vista. La mia linea passa all’unanimità. Quel piano fu rispedito al mittente. Sonoramente. E la Sardegna guidò la rivolta.

Oggi, nell’anno del terremoto di Amatrice, il palazzo mette da parte i gradi militari e sceglie come strategia i gradi della scala Richter.

Il ragionamento è semplice: se non sei a rischio terremoto devi stoccare le scorie nucleari!

E dunque, la Sardegna. Quella terra povera e desolatamente bistrattata è, per molti di questi signori, una scelta naturale!

Me lo disse senza sotterfugi il presidente della Sogin Zollino, nemmeno tre anni fa, solcando lo spettro della centrale nucleare di Latina: la Sardegna, mi disse, è la terra naturalmente più adatta per il deposito delle scorie nucleari. E’ la più sicura. Quella che offre le maggiori garanzie.

Lo guardai fisso, sperando di leggere nei suoi occhi il senso di una stupida provocazione! Non fu così. Zollino parlava seriamente!

Mi limitai a dirgli: provateci, i Sardi per la prima volta useranno le armi.

Sorrise amaro l’uomo Sogin! L’incontro finì con temperature glaciali.

Dopo qualche settimane presentai la prima interrogazione di fuoco sulla gestione Sogin: miliardi di euro spesi senza controllo alcuno, dalla carta igienica alle assicurazioni per trasportare via mare le scorie nucleari.

Un mare magnum di denaro per foraggiare affari e faccendieri nucleari. Trattative privatissime sempre con lo stesso giro.

E dopo aver speso milioni di euro per un spot formato famiglia, commissionato alla Saatchi & Saatchi, i vecchi amici di Soru, ora tentano lo spot della cartina sismica.

I Sardi sono un Popolo mite, taciturno, qualcuno si è illuso persino stolto, ma non c’è peggior sorte di provocare chi appare sopraffatto e indifeso.

Sappiano Renzi, Zollino e compagni che il Popolo sardo riconosce una sola cartina: quella del Creato!

E lì, nel suo paradiso naturale, è segnata la vocazione della nostra terra e del nostro Popolo.

Lasciate perdere la Sardegna. Non siamo, per grazia ricevuta, terra sismica e mai saremo terra nucleare!

E a buon intenditore poche parole!

 

Dalla Commissione d’Inchiesta sugli effetti dell’utilizzo dell’uranio impoverito dello scorso 3 agosto 2016, l’audizione del Presidente della Regione Sardegna, Francesco Pigliaru ha fatto emergere un dato inoppugnabile: “La Sardegna è condizionata pesantemente dalla presenza militare. Oltre 30.000 ettari sono proprietà dello Stato e sono impegnati dal Demanio militare (7.200 ettari poligono di Capo Teulada, 1.500 ettari poligono di Capo Frasca, 500 ettari aeroporto militare di Decimomannu, 12.000 ettari poligono a terra di Perdasdefogu, 1.000 ettari poligono a mare del salto di Quirra, il rimanente grava su tutto il territorio regionale), 13.000 ettari sono gravati da servitù militari (vengono utilizzati per campane di sgombero durante le esercitazioni militari nei poligoni, in proprietà private o comunali). Oltre 80 km di costa non sono accessibili ad alcuna attività produttiva, nelle zone demaniali e soggette servitù, infatti, sono interdetti per la gran parte dell’anno le normali attività umane ed economiche, comprese, per vaste porzioni di mare, quelle di ancoraggio e pesca”.

Ora i sardi hanno ben compreso il rischio che si potrebbe presentare. La Sardegna è un paradiso che serve alla comunità o alle logiche del profitto? Pili avverte: “Lasciate perdere la Sardegna!”


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