TREND PAUROSO. In Italia si muore per l’economia. 81 suicidi nel primo semestre 2016.




 

di Cinzia Marchegiani

Un baratro senza via d’uscita. E’ questa la sensazione che avrebbero provato le persone che hanno deciso di farla finita. Una spirale mortale la morsa che tiene in ostaggio chi non riesce ad onorare la propria famiglia, che si vede depredato di quella dignità che lo faceva guardare uomo esemplare, padre e marito agli occhi dei propri cari. Ma non solo. Genitori con difficoltà a gestire e aiutare figli disabili, il dramma nel dramma.

I dati sono agghiaccianti. Nel primo semestre 2016 crescono di quasi il 20% i suicidi rispetto al 2° semestre 2015, giugno il mese con più vittime. Sono 81 i casi di suicidio per motivazioni economiche registrati in Italia nel primo semestre 2016. Ad approfondire questi numeri sconfortanti è LInk Lab che spiega: “Il dato è in crescita di quasi il 20% rispetto a quanto rilevato nella seconda metà dello scorso anno, quando il fenomeno sembrava segnare una prima inversione di tendenza nella sua triste escalation. Il mese di giugno in particolare – segnala Link LAB, il laboratorio di Ricerca Sociale della Link Campus University – è stato il peggiore dall’avvio dell’Osservatorio Suicidi per crisi economica (2012): 19 i casi, ancor più rispetto ad altri mesi tradizionalmente più tragici, come febbraio (16) e maggio (15). La Campania – seguita da Sicilia, Lombardia, Lazio e Marche – è la regione che ha registrato il maggior numero di vittime (13,6%) mentre per la prima volta il Veneto non è più la regione simbolo del triste primato, con un’incidenza passata dal 21,2% del 2015 al 7,4% di questo primo aggiornamento dell’Osservatorio.

suicidi

PER LA PRIMA VOLTA NON E’ IL VENETO, MA LA CAMPAGNA LA REGIONE PIU COLPITA




Per la prima volta non è il Veneto ma la Campania la regione più colpita. Per il direttore di Link Lab, Nicola Ferrigni“I dati relativi ai primi sei mesi del 2016 disegnano una nuova geografia del fenomeno, che all’inizio interessava soprattutto l’Italia settentrionale e nello specifico le regioni del Nord-Est – storicamente ad elevata densità industriale – per poi conoscere nell’arco di un quadriennio una progressiva uniformità sull’intero territorio. Oggi invece il quadro appare decisamente trasformato, con la maggior parte dei suicidi avvenuti nelle regioni del Centro Italia (27,2%) e il Sud al 25,9%. In sensibile diminuzione – ha concluso il direttore – sia il Nord-Est che il Nord-Ovest, rispettivamente con il 17,3% e 16%, mentre il dato cresce nelle Isole, ora al 13,6%, con un forte incremento in Sicilia”.

Link Lab permette di snocciolare i dati e approfondirli:Tale differente geografia si riflette in una nuova rappresentazione della condizione professionale delle vittime di suicidio: oltre la metà (50,6%) dei casi coinvolge ora i disoccupati mentre scende al 34,6% (contro il 46,1% fatto registrare nel 2015) la percentuale di imprenditori suicidi, la percentuale più bassa fatta registrare dalla categoria dall’inizio del monitoraggio.

Per quanto riguarda l’età, invece, l’aggiornamento segnala un incremento significativo del numero di vittime di età compresa tra i 45 e i 54 anni, cui fa da contraltare un costante andamento della fascia d’età dei 55-64enni, ma soprattutto il calo del numero di vittime tra i più giovanissimi: dall’inizio dell’anno complessivamente l’8,7% delle vittime aveva meno di 35 anni. Nei primi 6 mesi dello scorso anno tale percentuale è invece stata pari al 12,4%. Nel complesso, dal 2012 al primo semestre 2016 è sempre il Veneto la regione epicentro del fenomeno, mentre le province più colpite sono Venezia, Padova, Napoli, Salerno e Treviso”.

Dati pesanti che non lasciano interpretazione, una epidemia quasi virale che nessuno sembrerebbe dare la giusta attenzione, soprattutto perchè sono molte le persone tentate da questo gesto estremo, unico rimedio alla fine alle sofferenze. Si sentono ancora troppi proclami tesi alla vicinanza ai disoccupati, e troppe prospettive migliori in arrivo, ma le persone si sentono abbandonate, isolate da un sistema che dovrebbe fondare proprio sul lavoro e la dignità.


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