TSUNAMI TRUMP. Una dura lezione ai grandi giornali… e al mondo!




 

TRUMP OBAMA

di Cinzia Marchegiani

Questa foto rappresenta un cambiamento totalitario.

Lo tsunami Trump ha sconvolto il mondo intero. E lo ha fatto in grande stile.

Ha vinto contro tutti, ma soprattutto ha vinto contro il grande giornalismo che pensava ancora di manipolare la testa e la pancia delle persone.

Nel gergo giornalistico si chiama bucare una notizia, ma in questo caso è qualcosa di molto più profondo. Significa aver raccontato per molto tempo frottole di un paese che non stava cambiando, ma aveva già virato da tempo.

Mentre i giornali tessevano una trama irreale, i cittadini vivevano una realtà, una vita lontana dagli occhi che per professione doveva saper descrivere e dare voce. Quando un giornale, un redattore perde questa capacità significa aver perso il lume della propria professionalità.

Ebbene si, lo hanno ammesso. I loro redattori, gente “laureata” nelle migliori università d’America o di orientamento liberal viveva solo nelle redazione, mentre il mondo fuori cambiava. Non hanno preso sul serio quello che la classe operaia denunciava e raccontava? La giustificazione dei media è stata :”E Trump, che chiama i giornalisti feccia e corruzione, ci ha talmente irritato da impedirci di vedere quel che avevamo di fronte agli occhi“… racconta di un mondo che ha fallito, il giornalismo arroccato sulla propria torre d’avorio, mentre il mondo della comunicazione e condivisione dei propri problemi, spesso tragedie famigliari su internet viaggiava ad un’altra velocità.

Che senso ha essere persone istruite, colte se poi viene meno l’interesse primario del proprio mestiere? Apriti un blog, scrivi un libro, ma non si può raccontare una realtà diversa da quella che la gente vive quotidianamente. Allora la domanda nasce spontanea, ma davvero si può credere ad una giustificazione del genere?

La gente ha scelto, e lo ha fatto in modo determinato e massiccio. Una sconfitta eclatante non solo della politica ma del mondo della carta stampata, della sua credibilità…e il fenomeno non è solo americano.




Lo tsunami Trump ha dimostrato il fallimento del GRANDE giornalismo, della politica che va avanti come se i cittadini che informano e governano siano dei tanti bambolotti, stupidi e ignoranti; talmente incapaci che si devono “affidare” a chi è titolato, a chi ha ogni parola, una giustificazione intellettuale per tutto.

Durante il live delle elezioni presidenziali molti giornalisti nostrani in tv già ridevano degli exit poll riguardo lo stato della Florida che erano favorevoli alla candidata democratica: “Se continua così possiamo tutti andare a dormire, la vittoria della Clinton è assodata“. Eppure appena dopo ogni Stato è caduto ai piedi di Trump, un’amara e sconvolgente realtà che minuto dopo minuto ha tolto quel sorriso dai volti e ha fatto cadere dalla sedia tutti…ma proprio tutti i sapientoni, tranne gli americani che coesi hanno fatto una scelta eclatante, una dura lezione che è già memoria storica di quanto la superiorità è effimera a se stessa e sia figlia della superficialità.

Nessuno si sarebbe atteso una notte elettorale di questo tipo, ormai è stato assodato. Ma ciò porterà ad un cambiamento?

Registro sofferenza anche in Italia. Esiste ed è tangibile. Trasmissioni, talk show spesso travestiti da appuntamenti di inchiesta spettacolari finiscono per raccontare una verità raccontata a metà, spesso con molte gaffe e superficialità, monca di aspetti più importanti che invero riguardano da vicino le esperienze, le tragedie e il grido delle persone, insomma di quella realtà che si vorrebbe soffocare. Trasmissioni vuote, autoreferenziali che non fanno che amplificare un disagio pesante che aumenta ogni giorno. Perdere credibilità per i giornali, per i media significa perdere il contatto con una realtà. Molti hanno deciso che nessuno può manipolare ancora le proprie vite mentre loro raccontano di un mondo che non esiste più.

Spero che ci sia anche da noi un cambiamento culturale, un momento di grande riflessione e soprattutto di sapersi rimettere in discussione. Ciò accadrà quando non ci sentirà superiori a nessuno, soprattutto nei confronti di chi per mancanza di tempo e/o di cultura ha solo 5 minuti alla sera, dopo una giornata faticosa piena di problemi, impegni di lavoro e famiglia per guardare un tg, o vedere una trasmissione per capire cosa accade nel mondo e della propria società di cui ne fa parte e non è un alieno.

Mistificare, stravolgere significa solo perdere una grande occasione di crescita culturale, insabbiare e nascondere è perdere la faccia chiamata credibilità.

Gli americani hanno dato una grande lezione… nessuno è padrone della vita degli altri. La classe operaia e non…hanno vinto al braccio di ferro con l’establishment.


© Riproduzione riservata





You must be logged in to post a comment Login