VACCINI MILITARI, COMMISSIONE D’INCHIESTA: PER MELAZZINI SONO EFFICACI E SICURI




 

La possibilità che la somministrazione di vaccini possa produrre effetti sulla salute dei militari è diventata, materia di indagine della Commissione, secondo quanto previsto dall’articolo 1, comma 1, della deliberazione istitutiva del 16 marzo 2010, alle lettere d) ed e) che si riferiscono, rispettivamente, alle componenti dei vaccini somministrati, al personale militare e alle modalità di somministrazione, nonché al monitoraggio delle condizioni immunitarie dei soggetti osservati. 

VACCINI MULTIPLI MILITARI: DANNI ALLA SALUTE, MA CARCERE PER CHI SI RIFIUTA

Una proposta di legge datata 12 febbraio 2014 d’iniziativa dei deputati Corda, Rizzo, Artini, Basilio, Tofalo, Paolo Bernini, Frusone, Cecconi, Baroni, Dall’osso, Grillo, Mantero sollevava un problema assai gravoso di salute e tutela nei confronti dei militari sottoposti a un mix di vaccini obbligatori.  La proposta chiedeva: “Norme sull’informazione e sull’eventuale diniego dell’uso dei vaccini per il personale della pubblica amministrazione” facendo leva sui numerosi casi di rifiuto delle vaccinazioni che, per i militari, comportano la segnalazione alla procura militare per il reato di disobbedienza. 

Il testo poneva sotto una luce drammatica il fatto che “Il Ministero della difesa chiede la copertura obbligatoria dei vaccini da parte del personale militare giustificandola con l’assolvimento dei compiti di difesa della Patria e di intervento nei teatri operativi”. I deputati proponenti invero facevano emergere come questa legittima richiesta del Ministero della difesa si scontrava però con una forte limitazione della libertà di pensiero della singola persona, che, pur essendo un militare, gode sempre dei diritti costituzionali

Non solo! Nel testo emergeva altresì che il Ministero della difesa sostiene da sempre di rispettare tutte le cautele necessarie alla salvaguardia della salute del personale militare e che i vaccini non comportano invalidità o conseguenze per la stessa. Legge che per i deputati firmatari  non è però suffragata dai recenti studi che hanno però messo in luce collegamenti tra le vaccinazioni e alcune malattie specifiche quali la leucemia, intossicazioni, infiammazioni, immunodepressioni, mutazioni genetiche trasmissibili, malattie tumorali, autismo e allergie.

Secondo i proponenti, a fronte di una norma costituzionale che chiaramente proibisce trattamenti sanitari obbligatori, suscita perplessità e sconcerto il fatto che per un militare si possa prefigurare il carcere semplicemente per aver rifiutato un trattamento sanitario che egli ritiene pericoloso per la propria salute. Nella fattispecie i militari, una volta arruolati, ricevono una notevole dose di vaccini che si somma a quella già ricevuta durante l’infanzia. 

Proprio nei lavori di questa Commissione – sottolineano i deputati firmatari- si è messa in evidenza una probabile responsabilità dei vaccini (somministrazione eccessiva in un breve arco temporale, controindicazioni evidenti, insorgere di infermità non previste e altro) che potrebbe aver indebolito il sistema immunitario dei cittadini in uniforme. 

IL NEO PRESIDENTE DELL’AIFA, MARIO MELAZZINI AUDITO IN COMMISSIONE

Il Presidente Gian Piero Scanu, presidente della Commissione Parlamentare di inchiesta sugli effetti dell’utilizzo dell’uranio impoverito lo scorso marzo 2016 prima di dare la parola al neo Presidente dell’AIFA sottolinea l’interesse della commissione particolarmente volto ad approfondire il tema delle segnalazioni passiva degli eventi avversi  ai vaccini, con riferimento alla necessità di estendere questo sistema di farmacovigilanza ai  militari. Secondo il piano di prevenzione vaccinale 2016/2018 non è previsto alcun intervento di competenza della sanità militare, né che vi sia un programma di gestione di monitoraggio dei programmi di vaccinazione nei militari.

Per il  Presidente dell’AIFA, Professor Mario Melazzini in relazione al possibile effetto patogeno e da somministrazione di vaccini nel personale militare, non ci sono dubbi:I vaccini presenti in commercio sono autorizzati dopo un’attenta valutazione effettuata con criteri standardizzati in tutta l’Unione Europea per accertarne la qualità e il rapporto beneficio-rischio. A differenza degli altri farmaci, ogni lotto di vaccino prodotto viene sottoposto anche al ‘controllo di Stato’: ciascuna nazione europea possiede dei laboratori ufficiali per il controllo dei medicinali (OMCL) che aderiscono a una rete, al fine di garantire la conformità del vaccino agli standard di qualità armonizzati per tutti i cittadini dell’Unione Europea”.

Il professor Melazzini spiega che dopo l’immissione in commercio, il rapporto beneficio-rischio dei vaccini viene continuamente monitorato dall’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) e dalle autorità regolatorie nazionali:Le ditte produttrici devono fornire i dati di sicurezza e continuare a condurre studi clinici; inoltre, i rapporti periodici di farmacovigilanza, descrivono le reazioni avverse segnalate spontaneamente o nell’ambito di studi clinici”.




melazziniIl Presidente dell’AIFA continua la sua arringa a favore dei vaccini militari.Tutti gli Stati membri aderiscono, inoltre, a una Rete Europea di farmacovigilanza  che raccoglie le reazioni avverse segnalate da operatori sanitari e cittadini. Sulla base delle evidenze emerse dai rapporti periodici di farmacovigilanza o dalle segnalazioni di reazioni avverse possono essere richieste alle ditte produttrici dei vaccini misure aggiuntive di minimizzazione del rischio, come studi post-marketing e, in caso di segnali urgenti, possono essere assunte azioni restrittive come il ritiro di lotti o la sospensione della commercializzazione. In base al principio di precauzione vengono adottate anche azioni preventive sulla base della plausibilità biologica”.

Il Presidente dell’AIFA avvalora la sua posizione citando il DM del 30 aprile 2015 che richiede agli operatori sanitari e pazienti di segnalare qualsiasi tipo di sospetta reazione avversa, sia derivante dall’uso di un medicinale conformemente alle indicazioni sia dall’uso al di fuori delle normali condizioni di autorizzazione: lo scopo è che possano essere analizzate nuove problematiche per sviluppare iniziative di minimizzazione dei rischi a esse connessi. Ma per Melazzini dal database della Rete di farmacovigilanza nazionale che raccoglie le raccoglie anche le segnalazioni provenienti dai medici militari : “fino a oggi il numero di segnalazioni pervenuto è stato piuttosto esiguo e non ha messo in evidenza alcuna criticità: a fronte di 55.241 segnalazioni totali nel 2014 e 53.483 nel 2015, sono arrivate da parte delle forze armate 10 segnalazioni nel 2014 e 6 nel 2015, mentre da parte della Polizia di Stato sono arrivate 10 segnalazioni nel 2015”.

È evidente, dunque, che i vaccini sono sicuri ed efficaci: va sottolineato che, per quanto riguarda l’immunizzazione del personale delle forze armate, non vengono utilizzati vaccini prodotti specificamente, ma gli stessi utilizzati in Italia e nell’Unione Europea per le campagne vaccinali“. Sulla richiesta specifica del Presidente della Commissione l’on Scanu chiosa: “La segnalazione spontanea nel caso dei militari non è, comunque, lo strumento più adatto: sarebbe infatti più valido ed efficace utilizzare studi clinici e, soprattutto, proporre l’istituzione di registri ” conclude Melazzini

FOCUS: L’AIFA RICHIAMAVA I MEDICI  SULLE TARDIVE FARMACOVIGILANZA, UN FATTO CHE NON HA SOLLEVATO ALCUNA INCHIESTA

E’ opportuno ricordare che per quanto riguarda la farmacovigilanza come  l’AIFA stessa ha dovuto fare un richiamo nel novembre 2014 (da Melazzini non presieduta) teso a fotografare un malcostume dei medici proprio sulla farmacovigilanza, tale da dover regolamentare con il nuovo e suddetto DM del 30 aprile 2015:E’ stato recentemente riscontrato nella Rete Nazionale di Farmacovigilanza (RNF) un numero cospicuo di segnalazioni con una data di insorgenza della reazione di parecchi anni precedente alla data di compilazione della scheda stessa. Tale strumento, il comunicato ci teneva a sottolineare, è tanto più efficace quanto più è adoperato nei corretti tempi e modi.  Inoltre, le segnalazioni inviate con anni di ritardo rendono molto difficile l’acquisizione di eventuali informazioni mancanti o l’esecuzione del follow-up”.

Ad oggi però non si conoscono in realtà azioni volte ad aprire un’inchiesta su questo caso di malasanità. 

AUDIZIONE  E RICHIESTE DEL PRESIDENTE DI COMMISSIONE, ONOREVOLE SCANU

scanuIl presidente della Commissione l’onorevole Scanu fa un invito formale al presidente dell’AIFA,  come se la domanda la farebbe il cittadino non particolarmente edotto, ordinario ma di buon senso: “A noi risulta che sia obbligatorio che  la sanità militare disponga di registro delle vaccinazioni e la invito formalmente a verificare se la sanità militare abbia provveduto a far pervenire e a istituire le certificazioni, o meglio abbia provveduto ad istituire il registro delle vaccinazioni”. 

L’Onorevole Scanu va oltre e chiede ancora al professor Melazzini, proprio per conoscere gli effetti dei vaccini stessi: “Relativamente alle modalità di somministrazione, noi abbiamo sentito parlare tante volte anche in alcuni provvedimenti della magistratura, di vaccinazioni multiple e complesse, le chiedo di poter disporre, sulla base di quelli che sono i suoi poteri, in maniera formale una verifica relativamente ad un eventualità di questo tipo, che ritengo che non sia contemplata e considerata, come una modalità ordinaria. Non credo si debba essere scienziati per capire che la posologia ha un valore e le modalità di somministrazioni hanno un valore e un significato. Se ad una sola persona in una sola circostanza e occasione, viene somministrato tutto ciò che andrebbe somministrato magari in settimane o mesi, non è la stessa cosa. Noi le chiediamo di dare conto formalmente alla commissione se esistano e in quali modalità tracce relative alla somministrazione multipla e complessa nei confronti del personale militare. Anche il dato di  6 segnalazioni da parte della sanità militare mi inducono a ritenere possibile che il dovere di denuncia non sia stato esercitato con il dovuto rigore”.

La commissione vuole chiarezza ed è un aspetto fondamentale. Facendo leva sull’onestà intellettuale del professor Melazzini, chiede verifiche in modo che le sue siano rese presto pubbliche.

di Cinzia Marchegiani


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