Sardegna e i veleni di Quirra. Al processo la testimonianza shock di un Maresciallo: “Camion di munizioni e bombe fatte esplodere in crateri”





 

di Cinzia Marchegiani

Sardegna – Emergono sempre maggiori particolari nel processo sui cosidetti veleni di Quirra. Dopo due anni di fermo è potuto continuare il processo che vede sul banco degli imputati otto ex comandanti del Poligono di Perdasdefogu dal 2004 al 2010, Fabio Molteni, Alessio Cecchetti, Roberto Quattrociocchi, Valter Mauloni e Carlo Landi e Paolo Ricci; e i comandanti del distaccamento dell’Aeronautica di Capo San Lorenzo, Gianfranco Fois e Francesco Fulvio Ragazzon.

Per tutti l’accusa è di omissione aggravata di cautele contro infortuni e disastri, perché non avrebbero recintato e interdetto al pubblico le zone militari, dove ci sarebbero state sostanze nocive come l’uranio impoverito, che avrebbero pregiudicato la salute dell’uomo e degli animali.

ARRIVA LA TESTIMONIANZA SHOCK AL PROCESSO QUIRRA

Proprio ieri, 30 gennaio 2017 il deputato Mauro Pili (Unidos) presentando un’interpellanza 2-01629 seduta n. 732  rivolta al Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro della difesa, il Ministro della salute, il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, faceva presente che nell’ultima udienza del processo denominato Quirra, tenutasi nel tribunale di Lanusei il 27 gennaio 2017, il maresciallo dell’aeronautica in pensione aveva rilasciato una testimonianza davvero disarmante:

“Il mio compito era ben definito, dovevo scavare buche in zona torri. Buche di 20 metri di profondità e 40 di larghezza. Alle 5 del mattino ero già in zona torri. A mezza mattina arrivavano i camion carichi di ogni porcheria provenienti da tutta Italia. Munizioni di ogni genere. Dai proiettili alle bombe ciclopiche. Missili e ogni genere di esplosivi. Caricavano tutto sulla benna della mia ruspa e io le posavo nel fondo del cratere. Ricoprivo tutto e poi l’artificiere faceva il resto. Un cavo di un chilometro almeno. Un colpo secco e si alzava per aria una nube nera alta almeno 50 metri. Secondo il vento si adagiava nei paesi limitrofi di Perdasdefogu o Escalaplano. Tutto questo per 20 volte al mese. Per far esplodere tutto usavamo almeno 800 kg di esplosivo ogni volta. Gli artificieri verificavano che tutto fosse esploso e che ogni esplosivo fosse stato distrutto. Il cratere gigantesco serviva per il giorno dopo. Si seguiva la stessa del giorno prima: colonna di camion carichi di ogni genere di porcheria e poi fungo di polvere nera sui centri abitati. Sulla corona del cratere polveri residuavano di ogni tipo: bianche, verdi e nere. Affiorava l’acqua delle falde, ovviamente contaminata. Il bestiame tutto intorno” 
  

L’on. Pili spiega nell’interpellanza anche particolari avvenuti nell’udienza stessa:Gli avvocati di Stato presenti al processo hanno tentato in tutti in modi, con pretesti formali, di impedire tale deposizione disposta dal pubblico ministero“. Testimonianza che Pili spiega il giudice ha ammesso.

Pili fa inoltre presente: “Non si sarebbe trattato dunque, di prove di brillamenti, come i generali hanno sempre tentato di sostenere, ma di qualcosa di ben più grave: smaltimento, con modalità di dubbia legittimità, di munizioni e di armamenti di ogni genere in contrasto con tutte le regole ambientali e di sicurezza sia per i militari che per i civili; le regole prevedevano lo svuotamento dei missili e delle bombe e una procedura di recupero del contenuto per uno smaltimento secondo legge; è evidente che non si può trattare di un processo funzionale alla mancata osservanza di regole legate alla mera sicurezza del poligono; con questa testimonianza chiave, ad avviso dell’interrogante si riapre più che un’ipotesi di reato considerato che il disastro ambientale risulta ancora in essere“.

On Mauro PILI

Pili quindi termina la sua interpellanza facendo emerge in tutta la sua evidenza la trasformazione della Sardegna in una discarica di Stato dove veniva scaricato ogni genere di materiale bellico da distruggere:Il ‘caso Quirra’ non è, dunque, un processo per mancanza di cartelli segnaletici; ora, sempre di più, si configura un vero e proprio disastro ambientale con gravi conseguenze sulla salute dei cittadini e degli stessi militari; quanto emerso nel corso del processo Quirra è un fatto di una gravità inaudita che obbliga il Governo e il Parlamento a fare piena luce su tutti quelli che l’interrogante giudica ‘misfatti di Stato’ dentro le basi militari; si sarebbe trattato di quello che sembra all’interrogante un occultamento e smaltimento di dubbia liceità di ogni genere di armamento bellico con procedure che hanno gravemente attentato non solo all’ambiente ma soprattutto alla salute degli abitanti a partire dai militari sino ai civili“.




Secondo Pili, le dichiarazioni rese dal maresciallo in pensione nel corso del processo costituiscono l’elemento cardine di un nuovo procedimento dove il Governo, deve farsi parte attiva per la denuncia e il perseguimento di una fattispecie ancora in essere come quella del disastro ambientale, poiché sottolinea con forza il deputato di Unidos “dentro Quirra è stato messo in atto un vero e proprio attentato all’ambiente e alla salute di tutti gli operatori che lavoravano dentro la base, nonché ai cittadini dei paesi limitrofi“.

Questa testimonianza ormai messa agli atti, solleva un vespaio e che Pili da sempre in cerca di verità in questi poligoni militari chiede al Governo se non ritenga, alla luce delle dichiarazioni processuali richiamate, di dover valutare ogni iniziativa di competenza nei confronti dei responsabili di tali fatti, anche in considerazione della persistenza del disastro ambientale, non essendo intervenuta nessuna azione di bonifica nell’area oggetto delle dichiarazioni rese dal testimone.

Pili incalza una risposta adeguata alla gravità che è emersa e chiede anche se il Governo non ritenga di dover valutare e individuare tutta la catena di comando di tali fatti denunciati e perseguirne le responsabilità sul piano disciplinare e se non ritenga di promuovere un immediato piano di caratterizzazione del danno causato affidando a soggetti terzi la valutazione dello stesso.

Non è la prima volta che emergono segreti imbarazzanti in merito alle procedure effettuate in questi poligoni sardi, un’isola militarizzata condizionata pesantemente dalla presenza militare. Oltre 30.000 ettari sono proprietà dello Stato e sono impegnati dal Demanio militare (7.200 ettari poligono di Capo Teulada, 1.500 ettari poligono di Capo Frasca, 500 ettari aeroporto militare di Decimomannu, 12.000 ettari poligono a terra di Perdasdefogu, 1.000 ettari poligono a mare del salto di Quirra, il rimanente grava su tutto il territorio regionale), 13.000 ettari sono gravati da servitù militari (vengono utilizzati per campane di sgombero durante le esercitazioni militari nei poligoni, in proprietà private o comunali).

Segreti e molte altre testimonianze sembrano ormai voler emergere, grazie anche alla Commissione d’inchiesta Uranio impoverito presieduta dall’On. Gian Piero Scanu che ha messo al centro dei lavori dell’organismo parlamentare, l’indagine sui casi di morte e di gravi malattie che hanno colpito il personale italiano impiegato in missioni militari all’estero, nei poligoni di tiro e nei siti di deposito di munizioni, in relazione all’esposizione a determinati fattori chimici, tossici e radiologici dal possibile effetto patogeno e alla somministrazione di vaccini. In particolare, l’attenzione della Commissione si sta concentrando sugli effetti dell’utilizzo di proiettili all’uranio impoverito e della dispersione nell’ambiente di nanoparticelle di minerali pesanti prodotte dalle esplosioni di materiale bellico.

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